Sguardi duri, occhi tristi, nervi a fior di pelle, indifferenza, intolleranza, voglia di litigare… Niente di nuovo: è un giorno di ordinaria follia in una città metropolitana.

La mattina basta il tragitto in auto o in metrò per rendersene conto. Pochi sorrisi, tanta rabbia pronta ad esplodere. Dove sono finite le buone vecchie maniere?

Oggi è l’occasione giusta per cambiare vita o almeno per cominciare a farlo. Il 13 novembre si celebra la Giornata Mondiale della Gentilezza. All’origine un movimento, il World Kindness Movement, nato nel 1988 a Tokyo e arrivato poi negli Stati Uniti. In Italia è arrivato nel 2001 grazie a Giorgio Aiassa, allora Presidente del Rotary Club.

Adam Phillips e Barbara Taylor hanno pubblicato di recente per Ponte alle Grazie Elogio della Gentilezza, ma gli esempi del passato, di uomini e donne straordinari che hanno dedicato la vita alla gentilezza e ne hanno scritto, sono davvero numerosi: Siddharta, San Francesco, Lao Tze, Madre Teresa di Calcutta, Thich Naht Hanh, il Dalai Lama.

E per i più scettici, che ancora stentano a cedere di fronte a un sorriso, lo dicono i più recenti studi: arrabbiarsi fa male, ne risentono tutti gli organi, fa aumentare lo stress e il senso di stanchezza.

Meglio rallentare e imparare, con calma, a respirare: tornare ad essere consapevoli dell’aria fresca che penetra nelle nostre vie respiratorie e dell’aria tiepida che restituiamo al mondo.

La prossima volta che respirate, o camminate o mangiate o abbracciate vostro marito, vostra moglie o i vostri bambini, fatelo con tutto il cuore o con tutti voi stessi. Sarà tutta un’altra cosa.