Sarà presentato questa sera al Festival del Cinema di Roma il docu-film di Maurizio Cartolano dal titolo “148 Stefano – Mostri dell’inerzia”, che racconta la vera storia di Stefano Cucchi, il 31enne morto in carcere durante la custodia cautelare.

La famiglia ha accettato di buon grado di rendere nota la storia del loro Stefano. Come spiega sua sorella Ilaria, è necessario smascherare le bugie dette nel processo:

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«In Italia non c’è la pena di morte, ma a mio fratello hanno dato la pena di morte. Nel documentario esce forte e chiaro quello che Stefano era per noi. È il mezzo per far sopravvivere i fatti alle ipocrisie del processo, un percorso di verità che cerca di dare un senso a quello che è successo. Ho sempre creduto nello Stato, ma deve fare qualcosa perché la mia fiducia continui. Siamo stati completamente abbandonati. In quell’aula di tribunale c’è solo il linciaggio della vittima, si cerca di infangare la sua memoria e spesso si fanno domande assurde che non portano da nessuna parte.»

Il numero 148 indica quant’era lunga la lista di decessi nelle carceri italiane prima del 22 ottobre 2009, data in cui Stefano morì dopo la sua detenzione nel penitenziario di Regina Coeli. Il numero è davvero impressionante, se si considera che salì a 177 alla fine del 2009 e soprattutto che per 26 persone non è ancora stata definita esattamente la causa della scomparsa.

Al progetto ha partecipato anche la testata giornalistica “Il Fatto Quotidiano”, che si impegnerà a distribuire una copia del film ai suoi lettori per cercare di porre fine al sistema basato sull’omertà che in Italia sembra essere la regola: coloro che hanno praticato la violenza sui detenuti devono pagare e il modo migliore per sensibilizzare è quello di mostrare a tutti la sofferenza di chi non può opporsi all’abuso di potere.

Fonte: Il Sole 24 Ore