È possibile realizzare un film su Maometto seguendo le prescrizioni del Corano, ovvero senza rappresentare il profeta? Sì, secondo Barrie Osborne, produttore di “Matrix” e de “Il Signore degli Anelli”, che alla chiusura del Doha Tribeca Film Festival ha annunciato di voler realizzare questo lungometraggio insieme alla Al Noor Holdings, società di media del Qatar.

La Al Noor Holdings ha già contattato numerosi studios, distributori e manager di attori per realizzare questa pellicola in lingua inglese. Secondo il sito Web della rivista americana Variety, la società del Qatar persegue con questo film due obiettivi molto ambiziosi: porsi come principale tramite tra i produttori di Hollywood e il Medio Oriente e dare al mondo un ritratto positivo dell’Islam. Questo ultimo concetto è stato espresso espresso proprio dal produttore Barrie Osborne

Maometto fu un uomo di grande genio che fondò una religione il cui nome significa nella cultura islamica pace e riconciliazione. Questo è ciò che aspiriamo a realizzare con il nostro film.

La tradizione islamica, come si diceva, vieta però che il profeta insieme a tutti i membri diretti della sua famiglia vengano rappresentati, si suppone perciò che il film mostri gli eventi accaduti durante la vita del profeta, focalizzando l’attenzione sull’influenza che “il messaggero di Allah” esercitò sui suoi seguaci. La storia dovrebbe iniziare da prima della sua nascita e concludere dopo la sua morte. Per non incappare in un flop o in qualche blasfemia, la produzione si avvarrà della consulenza di autorità del clero islamico e del personaggio televisivo Sheik Yousef al-Qaradawi.

Per quanto riguarda il regista e il cast non sono stati annunciati nomi, probabilmente perché il progetto è ancora in fase embrionale. Ciò che si sa è che il budget messo a disposizione dalla produzione ammonta a 150 milioni di dollari (cifra per nulla modesta considerando gli standard hollywoodiani) e che le riprese dovrebbero iniziare nel 2011.

Dando uno sguardo al passato, si scopre che questo non è il primo tentativo di portare sul grande schermo la vita del profeta nato a Mecca nel 570 e morto a Medina nel 632. Nel 1976, il regista arabo-americano Moustapha Akkad girò in Libia due versioni (in arabo e inglese) di un film dedicato a Maometto, ognuna con un proprio cast. La versione inglese s’intitolava “The Message” (“Al-risâlah” invece quella araba) e nel cast erano presenti Anthony Quinn e Irene Papas. Tentativo più recente fu quello di Ehsan Jami, giovane politico olandese di origini iraniane che tentò di realizzare un cortometraggio dal titolo “Vita del profeta”, che doveva narrare una vita vissuta in un richiamo costante alla crudeltà, alla tirannia e allo sfruttamento minorile e femminile.

La prossima pellicola su Maometto è già destinata ad avere successo perché, contando esclusivamente i musulmani sparsi nel mondo, avrebbe un miliardo e mezzo di potenziali spettatori.