Donne autorevoli, determinate, importanti, e soprattutto, 188 donne: numero che evoca la legge contro le dimissioni in bianco che una rete molto ampia di protagoniste del lavoro femminile in tutta Italia vuole ripristinare. Ai tanti appelli, giunti in questi mesi, che hanno ottenuto anche il sì convinto del Ministro Elsa Fornero, anche una petizione che chiede alla politica di passare dalle parole ai fatti.

Le firme apposte sotto la petizione contro la pratica delle dimissioni in bianco, presente anche online, vedono in campo donne delle professioni, della società civile, e da sempre impegnate nelle battaglie per le pari opportunità.

Le donne pagano con questa pratica, un tempo illegale e oggi depenalizzata per scelta del precedente governo, uno scotto pesantissimo, perché spesso la grande flessibilità del mercato del lavoro diventa precarietà in particolare per le donne quando si permette di raggirare le già scarse tutele con questo tipo di licenziamento velato.

In questo modo, qualora si verificassero eventi giudicati economicamente sconvenienti per il datore di lavoro (l’esempio classico è una gravidanza coi congedi susseguenti), la dipendente può essere messa alla porta in virtù della lettera firmata in bianco all’atto dell’assunzione.

Serena Sorrentino, segretaria confederale CGIL e firmataria dell’appello, spiega che:

«Crca 800 mila donne nel corso della loro vita sono state costrette a firmare una lettera di dimissioni.»

L’appello, firmato in molte piazze italiane e arrivato nelle prefetture, verrà consegnato oggi al Presidente del Consiglio Mario Monti, ai presindenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani, al ministro Fornero e alle deputate e alle senatrici di tutti i gruppi parlamentari.

Fonte: Petizione pubblica