Oggi tutto il Paese celebra il 2 giugno, Festa della Repubblica. Ma quella fatidica data in cui nacque una nuova nazione dalle macerie del nazifascismo e della guerra, corrisponde anche a una di quelle prime volte di cui non ci si scorda mai: il voto delle donne.

Fu infatti il 2 giugno 1946 quando milioni di donne italiane, per la prima volta, andarono tutte assieme alle urne (due mesi prima c’era stata una prova generale con alcune amministrative) per esprimere il loro voto. Chiamate a scegliere tra Monarchia e Repubblica nel referendum, contribuirono a quei 12.718.641 voti che decretarono l’esilio di casa Savoia e l’inizio del percorso che avrebbe portato, nel 1948, alle elezioni per il primo governo di maggioranza. Una vicenda bellissima, frutto di anni di dibattiti, di lunghe battaglie politiche, sociali, culturali.

Galleria di immagini: 2 giugno, voto alle donne

Tina Anselmi, grande protagonista della Resistenza e della Prima Repubblica, così scrisse di quei giorni:

“E le italiane, fin dalle prime elezioni, parteciparono in numero maggiore degli uomini, spazzando vi a le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perché non eravamo sufficientemente emancipate. Non eravamo pronte. Il tempo delle donne è stato sempre un enigma per gli uomini. E tuttora vedo con dispiacere che per noi gli esami non sono ancora finiti. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica!”

La scrittrice e saggista Maria Bellonci (ideatrice del premio Strega), così invece ricordava quel giorno:

“Anche per me, come per tutti gli scrittori, e come per tutti quelli che sono avvezzi a mettere continuamente se stessi al paragone delle cose, gli avvenimenti più importanti di quest’anno 1946 sono fatti interiori; ma è un fatto interiore – e come – quello del 2 giugno quando di sera, in una cabina di legno povero e con in mano un lapis e due schede, mi trovai all’improvviso di fronte a me, cittadino. Confesso che mi mancò il cuore e mi venne l’impulso di fuggire. Non che non avessi un’idea sicura, anzi; ma mi parvero da rivedere tutte le ragioni che mi avevano portato a quest’idea, alla quale mi pareva quasi di non aver diritto perché non abbastanza ragionata, coscienziosa, pura. Mi parve di essere solo in quel momento immessa in una corrente limpida di verità; e il gesto che stavo per fare, e che avrebbe avuto una conseguenza diretta mi sgomentava. Fu un momento di smarrimento: lo risolsi accettandolo, riconoscendolo; e la mia idea ritornò mia, come rassicurandomi.”

Un incrocio straordinario di ricorrenze, tra il 65° della Repubblica e il 150° anniversario dell’Unità d’Italia: molti spunti e molta voglia di renderla indimenticabile, perciò quest’anno parteciperanno numerosi Capi di Stato, di governo e di istituzioni internazionali alle parate e alle manifestazioni: a Roma arriveranno ben 80 delegazioni diplomatiche.