Non ci sono note sbagliate. Ci sono tante note e bisogna suonare le migliori. Era questo che pensava Miles Davis, uno dei più grandi innovatori musicali della storia, di cui oggi ricorre in ventesimo anniversario della morte. Un poeta della tromba, Miles, la cui discografia essenziale ammonta a una trentina di album, sebbene sia in continua espansione per via degli inediti e delle antologie.

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Miles e la sua tromba rappresentano un binomio inscindibile nella storia della musica, tanto che sono anche state tratte delle opere che si sono ispirate fantasiosamente al suo rapporto con lo strumento, come il film di Spike Lee “Mo’ better blues“, che trattava, con nomi differenti per i personaggi, anche il complicato rapporto con i lunghissimi assoli del sassofonista John Coltrane.

I differenti generi in cui Miles ha spaziato fanno tutti parte della black music: dal jazz al fusion, dal bebop al jazz modale, passando per l’hard bop. Il suo sound ha influenzato i contemporanei, ma anche i musicisti successivi e tutti coloro che hanno voluto accostarsi a questo genere musicale.

Tra i suoi album vale la pena nominare uno dei più belli che la storia della musica mondiale ricordi, “Kind of blue“, un concept album intenso, che alterna suoni che invitano al relax ad altri più sincopati. Era così che Miles intendeva il jazz: mentre lo si ascolta, ognuno può decidere cosa fare, l’importante è godersi tutta la bellezza che ne scaturisce. La canzone più in basso è “So what“, prima traccia dell album “Kind of blue”.

Fonte: L’Unità