Ci sono dei film che sfidano il tempo, perché restano nell’immaginario collettivo di tutti noi per una ragione o per un’altra. Uno di questi è “Arancia meccanica“, girato nel 1971 da quel magistrale regista che è stato Stanley Kubrick e che per questa pellicola si vide tempestato da tante critiche. Alla sua uscita in Gran Bretagna, infatti, Kubrick fu raggiunto da lettere di proteste e minacce, tanto che si vide costretto a ritirare il film.

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In Italia, “Arancia meccanica” andò leggermente meglio, perché fu inizialmente proiettato con il divieto ai minori di 18 anni, ma nel 1998 fu ridistribuito in molte sale d’essai con il divieto abbassato ai minori di 14 anni e in versione director’s cut. È stata questa un’occasione per tutti i cinefili per ammirare nuovamente sul grande schermo il capolavoro.

Le polemiche legate ad “Arancia meccanica” furono dovute molto spesso al senso frainteso del film. Tratto dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess, molti percepirono in esso un’apologia della violenza, ma in realtà si trattava di una satira feroce di un’ipotetica società del futuro, in cui la violenza la faceva da padrone. Il nichilismo di oggi avrebbe raccontato la verità di quello che nel ’71 era considerata fantascienza.

Anche il romanzo alla sua uscita raccolse le stesse critiche e il suo autore dovette aggiungere un capitolo finale in cui i drughi protagonisti crescevano e maturavano, abbandonando l’ultraviolenza che aveva caratterizzato la loro gioventù. “Arancia meccanica” e il suo protagonista Alex De Large, interpretato da un irripetibile Malcolm McDowell, sono diventati però l’icona della violenza nel secolo scorso. Perché la storia racconta di un gruppo di ragazzi che vivevano di essa, finché Alex non finisce in prigione.

Abituato alle scappatoie, Alex accetta di sottoporsi alla cura Ludovico, che però annulla completamente la sua libertà di pensiero. Una critica feroce, insomma, ai regimi politici che cercano di annullare l’uomo nella sua interezza, perché – ricordiamolo sempre – dove c’è il male, c’è sempre un po’ di bene.