Cadere in alcuni tipi di relazioni più comuni e allo stesso tempo più deleterie per la coppia è uno dei pericoli maggiori quando si sta insieme, nonostante si cominci sempre come le migliori intenzioni. All’inizio è difficile non essere amorevoli, ragionevoli e premurosi verso il proprio partner ma poi, a lungo andare, l’abitudine ha il sopravvento e si ricade negli stessi schemi comportamentali che hanno già decretato il logoramento e la fine dei rapporti precedenti.

Ci sono almeno sette tipi di relazioni più comuni da cui si dovrebbe rifuggire. Ecco quali.

  1. La martire e l’aguzzino. Per la martire, ogni occasione è buona per lamentarsi: delle faccende di casa, che gravano completamente sulle sue spalle, dei figli che la tormentano con mille richieste, del marito che non l’aiuta, del capoufficio che non le dà respiro. La martire svolge mal volentieri e con insofferenza i compiti a casa e fuori (compresi quelli che potrebbero darle serenità, soddisfazione e gioia) e colpevolizza gli altri della mancanza di tempo per se stessa. La martire non fa del male solo agli altri, ma anche a se stessa. Soluzione: Imparare ad accettare l’aiuto degli altri, dividere i compiti che possono essere affidati ad altri ogni volta che può, rendersi conto che una persona sempre triste, scontenta e insoddisfatta non ispira comprensione, ma insofferenza.
  2. La vittima e il carnefice. La donna che si comporta da vittima utilizza il senso di colpa trasformandosi subdolamente in strumento di supplizio: è quindi il vero carnefice. Il presunto carnefice è la vera vittima in quanto, sentendosi in colpa, pensa di essere un carnefice pur non essendolo. Soluzione: diventare adulti, imparando a cavarsela da soli. Affrontando una dopo l’altra le nostre paure. Ogni volta che ne affrontiamo una cresciamo e ci stimiamo e smettiamo di fare le vittime.
  3. L’apatica e il fuggiasco. Lei evita qualsiasi sforzo, perché teme il fallimento, lui gira i tacchi alla prima difficoltà. Nelle relazioni questo comportamento può portare a evitare le questioni più difficili per paura di perdere l’altra persona quando in realtà, si è già persa. Soluzione: sollevare le sbarre che intrappolano nella relazione e nelle proprie paure. Il fallimento va visto come il tentativo di migliorare la propria vita e come uno stato passeggero, presto sostituito da una serie di successi.
  4. L’empatica e il masochista. È come se il cervello dell’empatica fosse uno specchio, che riflette i sentimenti del partner, come se fossero contagiosi. In questo modo si provano le stesse emozioni e si corre il rischio di cadere in un buco nero da cui è difficile sopravvivere. Soluzione: smettere di sentirsi male perché il partner sta male. Se si vuole superare l’impasse si deve imparare ad aiutare il compagno ad andare oltre i suoi problemi e non farsene carico.
  5. La confusa e il distratto. Obiettivi diversi e mai veramente esplicitati, vuoi per distrazione, vuoi per indolenza, portano la coppia ad allontanarsi ogni giorno di più. La confusa non sa mai dove andare a parare e il distratto è sempre troppo preso da altro per indicare una strada. Soluzione: imparare a pretendere un confronto con il partner per iniziare ad avere obiettivi di coppia condivisi e obiettivi personali che non cozzano tra loro.
  6. La gelosa e il sadico. Ogni donna è un potenziale pericolo, dietro l’angolo c’è sempre lo spettro del tradimento e lui, anziché rassicurare, gioca sadicamente con la gelosia di lei, facendosi forte dei suoi timori. A lungo andare la gelosia rode il rapporto come un cancro, portando la coppia in un punto di non ritorno in cui tutto quello che è immaginato diventa immancabilmente la realtà. Soluzione: imparare ad avere fiducia non solo e non tanto nel partner, ma soprattutto in se stesse.
  7. L’indifferente e il traditore. Lui “fa correre la cavallina”, lei fa finta di non accorgersene, per paura di perderlo e rimanere sola, per quieto vivere, per non dare troppa importanza a distrazioni fugaci. In realtà, anche non dimostrare mai la minima gelosia e quindi il minimo interesse porta la coppia a “scoppiare”. Soluzione: prendere la propria vita tra le mani e credere abbastanza in se stesse da dare un aut-aut. A volte è meglio sole che male accompagnate, e spesso puntando i piedi si ottiene quello che si vuole.