Ogni anno c’è chi pensa ci siano buone ragioni per festeggiare e chi la ritiene una festa inutile e superata, ma l’edizione 2011 dell’8 marzo è una ricorrenza speciale: è il centesimo anniversario dell’istituzione della Giornata Internazionale della donna.

La ricorrenza, che prende per buono l’anno 1911 anche se da tre anni questa festività in alcuni paesi come gli Stati Uniti era già presente, verrà celebrata in pompa magna anche dal Parlamento Europeo e naturalmente non mancheranno anche in Italia numerose iniziative, a partire da quella dell’Udi (Unione delle donne in Italia), un’associazione storica per quanto concerne l’emancipazione femminile.

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In Italia, però, la politica fa sempre capolino, perciò nell’anno del bunga bunga era davvero impensabile che non scoppiasse una polemica tra partiti per la festa dell’otto marzo. Così, oltre ai temi soliti del dibattito – festa sì festa no, mimosa sì mimosa no – quest’anno si aggiungono anche le schermaglie tra il comitato “Se non ora quando“, organizzatore della manifestazione di piazza lo scorso 13 febbraio, e le donne del Pdl.

All’intenzione dichiarata di tornare nelle piazze tutte infiocchettate di rosa nel segno del contrasto a Silvio Berlusconi e il suo governo, le esponenti del centrodestra hanno replicato accusando il movimento di voler strumentalizzare la ricorrenza, sottolineando come il tema della dignità e della parità femminile è troppo alto per piegarsi a interessi di parte.

Sabato scorso, alla conferenza nazionale del Pdl sul lavoro e l’occupazione femminile, il ministro Mariastella Gelmini ha detto la sua:

“Mi auguro che l’8 marzo sia una giornata in cui noi donne sapremo sgomberare il campo da rivendicazioni falsamente ugualitarie e sessiste. Le donne non devono essere uguali all’uomo, ma devono saper rivendicare la propria peculiarità, sensibilità e talento.”

Di parere completamente opposto il centrosinistra, a partire dal Partito Democratico, che ha scelto proprio l’otto marzo per consegnare le firme della petizione nazionale per le dimissioni del capo del governo.

Facendo lo sforzo di lasciarci alle spalle, almeno per un momento, la politica e le sue polemiche, è più facile ritrovare nell’otto marzo un’occasione di riflessione collettiva sulla condizione femminile nel nostro paese.

Una storia straordinaria, fatta di conquiste, dal voto nel 1946 ai referendum negli anni Settanta, di ingresso negli ambienti di lavoro un tempo considerati di assoluta prerogativa maschile. Eppure, ancora molto resta da fare, come racconta spesso anche DireDonna parlando di lavoro, o della fatica di essere mamma.

Allora, un invito: da sole o con le amiche, in famiglia o in piazza, per protesta o per orgoglio, ovunque siate, se ve la sentite festeggiate: l’otto marzo è tutto vostro e senz’altro ve lo meritate.