UPDATE: la notizia, rimbalzata oggi agli onori della cronaca, risale tuttavia a marzo 2009, come rivelato da nostre indagini sulle fonti.

Ha dell’assurdo la storia di una bambina di soli 9 anni, incinta di due gemelli, dopo che il patrigno aveva abusato di lei. La piccola, che subiva le violenze dalla tenera età di 6 anni, ha potuto abortire come consente la legge brasiliana. Ma l’arcivescovo José Cardoso Sobrinho ha scomunicato i medici perché l’interruzione di gravidanza è un crimine agli occhi della Chiesa.

In Brasile l’aborto è consentito principalmente in caso di problemi di salute per la madre e di stupro, situazioni che coinvolgevano entrambe la piccola. Ora il patrigno è indagato e ha ammesso le violenze perpetrate in questi anni.

L’opinione pubblica brasiliana è rimasta stupita della presa di posizione integralista dell’arcivescovo, che non ha mostrato nessun tipo di compassione per la vita della piccola. Non pago, ha esteso la scomunica a tutte le persone coinvolte nell’aborto, madre della bambina compresa.

La presa di posizione di Sobrinho è stata contestata apertamente dal Ministro della Salute, José Gomes Temporao, che l’ha definita estremista e inopportuna:

La questione è legale, la bambina è stata violentata. Il resto è opinione della Chiesa. Sono scioccato per la posizione radicale di questa religione che, nell’affermare a torto di voler difendere una vita, mette un’altra vita in pericolo.

Anche Lula, presidente uscente, ha così commentato:

La medicina è su questo punto più corretta della Chiesa, e ha fatto ciò che doveva fare: salvare la bambina.

Il supporto all’arcivescovo arriva direttamente dalla Chiesa per voce del capo ufficio del Pontificio Consiglio per la Famiglia, padre Gianfranco Grieco:

È un tema molto, molto delicato ma la Chiesa non può mai tradire il suo annuncio, che è quello di difendere la vita dal concepimento fino al suo termine naturale, anche di fronte a un dramma umano così forte, come quello della violenza di una bimba. L’annuncio della Chiesa è la difesa della vita e della famiglia, ognuno di noi deve porsi in un atteggiamento di grande rispetto della vita. L’aborto non è una soluzione, è una scorciatoia. La scomunica significa non potersi accostare anche al sacramento della comunione e se una persona è nel peccato e non si confessa, per la Chiesa non può fare la comunione. In questo caso i medici sono fortemente nel peccato perché sono persone attive nel portare avanti l’aborto, questa uccisione. Sono protagonisti di una scelta di morte.