Quando il bambino non vuole mangiare il genitore si trova di fronte ad un problema, vero o presunto, che spesso non sa come affrontare nel modo più efficace possibile. Il piccolo fa capricci perché non gradisce ciò che il genitore (o la mensa scolastica) prepara oppure presenta spesso inappetenza, rifiutandosi di mangiare a prescindere. Si tratta di un problema che potrebbe prevedere soluzioni differenti anche in base alla fascia di età del bambino che non vuole mangiare, e rivolgersi ad un esperto (come il pediatra che segue il piccolo, ad esempio) può spesso presentarsi come la soluzione migliore.

Il primo passo da compiere, al di là dell’età del bambino, è quello di capire se il problema dell’inappetenza è legato a capricci o a qualcosa di più serio e se si tratta di un problema sporadico oppure costante. Capire le differenze aiuta ad affrontare la situazione perché ogni tipologia di problema deve essere affrontata in modo adeguato e opportuno. Soprattutto, però, capire quando esiste un problema reale e quando invece esso non sussiste aiuta a comprendere quando è necessario intervenire con strumenti più seri e quando invece non è il caso di farsi prendere dall’ansia, perché magari la situazione è assai più comune di quanto si potrebbe pensare.

Se il bambino non vuole mangiare si possono dunque provare alcune soluzioni per spingerlo a farlo: ecco 9 consigli al riguardo.

  1. Evitare di costringerlo, di forzarlo o peggio ancora di punirlo. Si tratta di atteggiamenti negativi che rischiano di generare nel bambino sentimenti negativi, di frustrarlo e soprattutto di provocare stati d’animo ancor più pericolosi come rabbia e rifiuto. Costretto a mangiare o punito per non averlo fatto, il piccolo potrebbe rifiutarsi di continuare a cibarsi solo per fare dispetto o per “vendicarsi” nei confronti dei genitore.
  2. Far capire al bambino che se non mangia non è un problema. Apparire disinteressati (o fintamente disinteressati), senza ingigantire il problema, può spronare il piccolo a mangiare.
  3. Cercare di capire i suoi gusti. Contrariamente a quanto è stato probabilmente insegnato ad ognuno, i gusti in fatto di alimentazione sono diversi da soggetto a soggetto e a non a tutti piacciono le stesse cose. Il bambino va educato all’alimentazione e ai cibi sani ma un genitore dovrebbe comunque cercare di rispettare i suoi gusti – per quanto possibile. Costringere un bambino a mangiare sempre o quasi sempre qualcosa che non gradisce non è un modo corretto per educarlo alla sana alimentazione, tanto più che i gusti possono variare nel corso degli anni e quindi non è detto che ciò che il bambino non mangia da piccolo non mangerà neppure da adulto o viceversa.
  4. Dare il buon esempio senza far capire al bambino che gli si sta imponendo un cibo. A chi piace qualcosa che viene imposta con la forza? E a quanti, invece, piace scegliere liberamente di provare ciò che si vede fare ad altri? La differenza tra le due situazioni è piuttosto evidente: se il bambino vede altri mangiare una determinata cosa, molto probabilmente vorrà farlo anche lui. Se il cibo gli viene imposto, invece, probabilmente si rifiuterà a prescindere di volerlo assaggiare.
  5. Presentare i piatti in modo diverso. Al bambino non piace il minestrone con le verdure intere? Lo si potrebbe frullare o presentare in modalità “passato di verdure”. Al bambino non piace la pasta? In commercio ne esistono di diversi tipi, fatti apposta per i più piccoli, con forme che possono attirare la sua curiosità e che possono invogliarlo a mangiare.
  6. Mangiare a tavola tutti insieme. L’educazione alimentare di un bambino e la sua voglia di mangiare passano anche per alcune abitudini che, insegnate e apprese in tenera età, consentono poi di evitare alcune problematiche future. Al piccolo deve essere insegnato che quando si mangia si sta a tavola, possibilmente tutti assieme, e che non si guarda la tv. Questo comportamento deve diventare una sorta di rituale (ricordandosi che nulla deve mai sembrare un’imposizione). Mangiare a tavola deve apparire come la normalità insomma.
  7. Non utilizzare il cibo come una forma di ricatto per ottenere qualcosa. Se il bambino non vuole mangiare, mettere in pratica ricatti come “Se mangi ti regalo questo, se mangi ti faccio fare questo…” fa perdere autorità al genitore e consegna un potere maggiore al bambino. Il genitore deve essere autoritario, deve educare il bambino ma non deve scendere a compromessi di questo tipo. Si rischiano conseguenze piuttosto spiacevoli, con bambini che mangiano solo per ottenere altro e che diventano viziati e maleducati.
  8. Non ingannare il bambino. Se il piccolo non vuole mangiare un alimento perché non ne apprezza il sapore (perché ad esempio contiene cipolla, spezie o altri ingredienti di cui non tollera il gusto), il genitore non deve mai farglielo mangiare con l’inganno perché questo farà perdere al bambino fiducia nei confronti dell’adulto a lui più vicino. Imporre dei sapori che il bambino non sopporta non lo convincerà a mangiarli.
  9. Coinvolgere il bambino nella preparazione dei piatti. Farlo potrebbe generare in lui la voglia di assaggiare ciò che ha contribuito a preparare.