Un rapporto conflittuale ma fecondo: può essere riassunto così il connubio tra la televisione e Federico Fellini, che tra la fine degli anni ’60 e gli inizi dei ’70, si dedicò anche al piccolo schermo, sebbene lo definisse ironicamente

un rito funebre travestito da musical.

Il disprezzo che nutriva per il mezzo televisivo, tuttavia, non gli impedì di girare un documentario per la televisione dal titolo “Blocknotes di un regista“, in cui esplora la sua esperienza cinematografica, ma la rende fruibile per il telespettatore, che in quegli anni coincideva ancora quasi in toto con il frequentatore di cinema.

Dopo le prime esperienze televisive, Fellini decise di metterne a nudo l’inconsistenza, tanto da descriverla all’interno del film “Ginger e Fred“, per cui girò delle finte pubblicità, mai inserite nel film, proprio come è accaduto in tempi recenti a Quentin Tarantino e Robert Rodriguez per i due film di Grindhouse.

Alla TV, Fellini contestava il decentramento dell’autore e la centralità dello spettatore, che con il telecomando può decidere di cambiare canale, se il programma non è di suo gradimento. Il grande regista la cui nascita, novant’anni fa, viene celebrata oggi, trovava problemi inerenti anche alle tecniche: dall’impossibilità di eseguire campi medi e lunghi alla luce, i cui giochi divengono fondamentali nel cinema.

Infine, tra il 1986 e il 1992 Fellini girò sei spot pubblicitari, tra cui uno per la Campari. Proprio in questo spot, il regista scherza con la televisione, che diventa, a un tempo, mezzo ed espressione dello spot stesso.

In occasione dell’anniversario della nascita del regista, Sky Cinema Italia dedicherà la propria prima serata allo speciale “Fellini 90“, trasmettendo “Ginger e Fred”, “Casanova” e “Satyricon”.