Sull’utilizzo del corpo delle donne in pubblicità e nei media, si sa, si potrebbe coinvolgere un intero dipartimento di Scienze della Comunicazione e scrivere centinaia di tesi di laurea.

In questi giorni la rete è piena di notizie che riguardano la donna, il suo corpo e il suo condizionamento psicologico che può portare fino a disturbi alimentari molto gravi. Istituzioni, riviste, sociologi e pubblicitari esprimono il proprio punto di vista su quale sia la migliore immagine della donna che i media dovrebbero veicolare.

Sintetizzo e ricapitolo la questione facendo il giro del mondo in 5 tappe.

Germania: qualche giorno fa la principale rivista femminile tedesca, “Brigitte“, ha comunicato che metterà al bando le modelle super magre e dal 2010 sulle sue pagine si vedranno solo donne normali, scelte tra le lettrici o direttamente in redazione.

USA: da ormai un mese si parla di Lizzie Miller, la modella di pagina 194. Così è stata rinominata la ventenne over size apparsa su Glamour, che ha conquistato tutti con i suoi 180 centimetri, 80 chilogrammi e un accenno di pancetta portato con disinvoltura.

Inghilterra: durante la settimana della moda a Londra, il Royal College of Psychiatrists ha sottolineato l’esplosione di un fenomeno preoccupante, i siti “pro-ana” e “pro-mia”. Si tratta di siti Web in cui si incoraggia a pratiche tipiche dell’anoressia e della bulimia; le persone coinvolte si sostengono a vicenda, si scambiano consigli e menu, trattando come normale quello che invece è una vera e propria malattia.

Francia: freschissima è anche la notizia che la deputata francese Valérie Boyer ha presentato una proposta di legge per rendere obbligatoria la dicitura “foto ritoccata” sotto ogni immagine che raffiguri un corpo modificato in digitale.

Italia: anche da noi, da poco, il Ministero delle Pari Opportunità ha investito in comunicazione sul tema dell’anoressia, lanciando la campagna “se ami qualcuno dagli peso”: nessuna immagine scioccante ma due mani che ritagliano la sagoma di carta di una bambolina, assottigliandola sempre di più. Lo spot da un lato è un invito a fare attenzione al comportamento delle persone che ci circondano, dall’altro è stato interpretato da alcuni dei genitori coinvolti direttamente nel problema, come una superflua esortazione ad amare i propri figli, mentre avrebbero bisogno di maggiori informazioni su cosa fare quando la malattia, per qualunque ragione e responsabilità, è ormai presente.