Il 21 ottobre del 1984 moriva il regista francese François Truffaut, sono passati ben venticinque anni dalla morte del maestro della Nouvelle Vague.

Truffaut nacque da una relazione clandestina avuta da una poco amorevole madre, quando aveva poco più di diciotto anni. L’eterno conflitto e l’instabilità della donna confineranno il regista in uno stato di malinconia perpetua, vivendo con la continua paura di essere abbandonato. Sin da bambino il futuro regista amò follemente sia il cinema che la letteratura. François Truffaut era uno studente pessimo, una persona solitaria ma si rivelò un genio del cinema.

Truffaut fu autore di ben 21 film e quattro cortometraggi, fra le sue migliori produzioni vanno ricordati: “Jules e Jim“, “La sposa in nero” e “La mia droga si chiama Julie”.

Poi ci sono i suoi grandi drammi passionali, come: “Adele H”, “L’ultimo metrò”, “La signora della porta accanto” e “La camera verde”; e proprio in quest’ultimo Truffaut trovava la sua dimensione ideale, preferendolo agli altri.

Impossibile non citare capolavori come “I quattrocento colpi” e “Effetto notte”, magnifico omaggio al mondo del cinema, che ci mostra tutte le dinamiche di ciò che di solito non viene visto e che è dietro ad una produzione cinematografica.

Da sempre l’attenzione del regista è rivolta al mondo femminile, per averne un esempio basta citare una frase contenuta nel film “L’uomo che amava le donne” quando ad un certo punto il suo protagonista dice:

Le gambe delle donne sono compassi che misurano il mondo.