La bellezza pura, l’arte, non hanno bisogno di effetti speciali. Ed è così che si presenta “4:44 Last Day on Earth“, ultimo lavoro del regista Abel Ferrara, giunto di recente alle sessanta primavere e apparso in forma smagliante sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia. Film culto i suoi, che spaziano all’interno di tematiche trattate in maniere inusuali, come avveniva ad esempio in “The addiction”, in cui il vampirismo era trattato come la metafora della dipendenza da droghe.

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Anche qui Ferrara non smette di stupire: nessuna profezia, nessun alieno distruggerà la terra, ma sarà un cielo che diventa verde, un’autentica aurora boreale che annuncia che la Terra ha raggiunto la soglia massima del riscaldamento globale. Un tema molto caro all’ex vicepresidente USA Al Gore, che pare abbia appoggiato il progetto contenuto nel film.

E anche se il presidente della giuria Darren Aronofsky pare non ammetta fughe di notizie, sono in molti a scommettere sulla vittoria di Ferrara. Che ha parlato di una tematica strana, quella della morte, che ricorreva in altre sue pellicole precedenti, in forme sempre molto varie e particolari.

Ferrara ha raccontato come si possa essere sereni di fronte alla fine del mondo, come accade ai protagonisti del suo film, in una stanza a fare l’amore:

“C’è poco da fare, il mondo prima o poi finirà. Sarà una risposta banale, ma è proprio così. Tutti noi sappiamo che un giorno moriremo e non ci resta che vivere. La morte è l’unica certezza, insieme con le tasse. La differenza è che le imposte dipendono dal Fisco, mentre la morte… chi lo sa.”

Fonte: Il Messaggero.