Ha dell’incredibile quanto è successo a una donna che a fine agosto è stata vittima di un’aggressione da parte di alcuni individui che stavano distribuendo dei volantini per il Movimento per la vita. Maria, 34 anni, aveva abortito con la Ru486 e si era recata al Sant’Anna per i controlli di routine, ma credendo che ancora non l’avesse fatto, i soggetti hanno tentato di dissuaderla di certo non con le buone maniere.

Nello specifico, i problemi sono iniziati quando sul marciapiede Maria è stata avvicinata da una donna che stava distribuendo i volantini anti-aborto, chiedendole se sapesse cosa vi era dentro quel luogo. “Un abortificio“, l’ha chiamato, quindi poteva e doveva essere aiutata.

La situazione si è fatta più grave quando si è avvicinato un uomo in camice bianco, un collega della ragazza, anch’egli impegnato nel volantinaggio, che ha aggredito Maria alzando la voce e affermando come stesse per commettere un omicidio. Inorridita, si è precipitata all’interno del Sant’Anna e ha chiesto delucidazioni ai medici, che erano consapevoli della presenza di queste persone al di fuori dell’edificio.

La donna è consapevole che l’aborto non è una questione da prendere con leggerezza, ma che si tratta di una decisione importante che poi spesso segna tutta la vita. Ma, a ogni modo, è una decisione lecita, ogni donna in quelle condizioni deve aver il diritto di scegliere con la propria testa, senza pressioni o insulti da parte di chi non ne sa nulla.

Questa esperienza porta a riflettere sul fatto che potrebbe essere necessario un maggior sostegno nei confronti delle donne che abortiscono, sia in quanto al personale che riguardo le strutture, afferma Maria su La Repubblica:

Penso che sia questa la strada, non certo la presenza inquietante di chi prima di offrirti il suo aiuto prova a convincerti, fra l’altro spesso in malo modo, che stai commettendo un peccato e non una scelta, comunque dolorosa, per la tua vita.