Molte donne, di varie età, soffrono di depressione dopo la nascita di un bambino, una fase transitoria che deve comunque essere adeguatamente monitorata e curata, per evitare spiacevoli conseguenze a mamma e neonato.

 Secondo una ricerca recente, una donna è più soggetta a sconvolgimenti emotivi dopo il parto che in seguito a un aborto spontaneo.

Si tratta di una realtà abbastanza contraddittoria, seguita da un’altra teoria altrettanto paradossale: la depressione post aborto può durare anche anni, e non sfumare neanche dopo una successiva gravidanza a lieto fine.

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Questo è quanto affermano alcuni studiosi statunitensi della University of Rochester Medical Center, i quali hanno portato avanti una ricerca fianco a fianco con un gruppo di esperti inglesi dell’Università di Bristol. Una donna può continuare a soffrire di disturbi psicologici associati a un’interruzione spontanea di gravidanza, o alla nascita di un bambino morto, anche a distanza di alcuni anni.

L’indagine ha coinvolto 13.133 donne incinta residenti in Gran Bretagna, alle quali è stato chiesto il numero di eventuali aborti precedenti l’attuale gravidanza. Le stesse future mamme, poi, sono state valutate per quanto riguarda i sintomi di depressione e stati d’ansia in due momenti della gestazione, e anche quattro volte dopo la nascita del bimbo fino ai due anni successivi.

I risultati hanno mostrato come una percentuale elevata di mamme che, in passato, avevano perso un figlio durante la gestazione o al momento del parto, hanno sofferto di depressione fino a quasi tre anni dopo la nascita di un bambino sano:

“Il nostro studio dimostra chiaramente che la nascita di un bambino sano non risolve i problemi di salute mentale che molte donne avvertono dopo un aborto spontaneo, o dopo il parto di un bimbo morto”.

Emma Robertson Blackmore, responsabile della ricerca, ha così commentato i risultati dello studio, sottolineando anche come quest’ultimo sia fondamentale per prevenire il verificarsi di depressione post partum nelle neo mamme.

“Questa scoperta è importante perché, nel valutare se una donna è a rischio di depressione prenatale o postnatale, conoscere eventuali interruzioni di gravidanza precedenti è importante esattamente come altri fattori di rischio, come la storia familiare relativa a casi di depressione e la mancanza di sostegno sociale”.