Crisi economica e province: il regno del campanilismo continua. Dopo le eterne querelle tra città come Bergamo e Brescia, è la volta della provincia di Pescara, che potrebbe essere inglobata in quella di Chieti. I tagli del governo di Mario Monti iniziano a interessare qualcosa di cui si parlava da tempo, ossia la soppressione delle province.

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Già in tempi non sospetti, quando la crisi economica non era neppure dietro l’angolo, la questione iniziò a diventare argomento di discussione: le province hanno un costo e ora il governo di Mario Monti ne chiede la testa, sacrificando il campanilismo sull’altare di una necessità indiscutibile, far quadrare i conti dello stato.

Non è il primo dei provvedimenti impopolari di Mario Monti, ma il primo forse che direttamente colpisce anche la classe politica. Tuttavia, in molti ne fanno una questione di campanile, sfoderando anni e anni di competizione, anche di natura calcistica. Il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia ha commentato così la notizia:

«Pescara in provincia di Chieti? È una vendetta consumata nel tempo che non ha fondamento. Pescara è una città con radici lontane nel tempo.»

E c’è anche chi di una provincia vuole farne una regione. Si amplia infatti, e crea una sua propria radio, il Movimento Regione Salento, che vuole fare della vecchia provincia di Terra d’Otranto, disgregata di fatto nel 1921, una vera e propria regione, aliena dalla Regione Puglia, per una questione di lontananza ideologica e fisica da Bari. Ma in tempi di crisi, la proposta appare assai remota.

Fonte: Abruzzo24ore.