Cos’è l’acido ialuronico e a cosa serve? Si tratta di una sostanza che il nostro organismo produce naturalmente. Il nome deriva da hyaloid (vitreo) e uronic acid (acido uronico, una delle frazioni saccaridiche che compongono l’acido ialuronico).

La sua scoperta si deve a Karl Meyer e al suo assistente, John Palmer, che nel 1934 lo isolarono dal corpo vitreo dell’occhio di un bovino. Le tecniche di oggi sono in grado di sintetizzare diversi tipi di acido ialuronico e di applicarli a divesi campi: artrologia, chirurgia estetica, chirurgia otologica e l’oculistica. L’uso in artrologia è molto frequente visto che tale sostanza è uno dei componenti fondamentali del liquido sinoviale che svolge due funzioni: nutrire i tessuti avascolarizzati e lubrificare le giunzioni articolari. Una marcata riduzione delle capacità viscoelastiche del liquido sinoviale genera l’artrosi che viene tra i tanti modi curata attraverso la terapia intra-articolare con acido ialuronico (viscosupplementazione). L’acido ialuronico è uno dei principali componenti del derma; le sue proprietà danno alla pelle morbidezza ed elasticità. Più passano gli anni però, più la cute si invecchia. L’iniezione di acido ialuronico consente di ridurre gli effetti dell’invecchiamento cutaneo.

Due i tipi di acido ialuronico che sono impiegati in chirurgia estetica:

  1. acido ialuronico di origine aviaria
  2. acido ialuronico di origine batterica

I trattamenti con l’acido ialuronico sono di norma ambulatoriali e variano dai 15 ai 30 minuti a seconda delle zone trattate. Il trattamento non è permanente e la sua durata può variare dai 2 ai 12 mesi. Generalmente si ricorre in chirurgia estetica all’acido ialuronico per le labbra, per le rughe, per l’acne, per le guance e il mento. Altro uso dell’acido ialuronico è quello che se ne fa in chirurgia otologica per la riparazione delle perforazioni a carico della membrana timpanica, in campo oculistico per il trattamento della sindrome dell’occhio secco, ma viene anche utilizzato come soluzione viscoelastica nella chirurgia della cataratta e in ingegneria tissutale per curare ustioni di II e III grado.