Avrebbe compiuto 88 anni il 7 maggio prossimo Raimondo Vianello, il celebre padrone di Casa Vianello, ma è morto questa mattina a Milano, lasciando un vuoto enorme da colmare all’interno del piccolo schermo italiano. Era uno dei personaggi più importanti della TV italiana, uno dei padri di quella comicità elegante e mai volgare, tipica di Totò e ormai sempre più rara. Prima con Ugo Tognazzi, poi con sua moglie Sandra Mondaini, Raimondo Vianello ha contribuito a rendere leggero e divertente, ma nello stesso tempo signorile, il varietà italiano.

Il suo debutto è stato nel 1950, a 28 anni, con la premiata ditta G&G. È il 1950, lui ha 28 anni. Da allora, la sua carriera è andata avanti a ruota libera. Ha lavorato con artisti quali Carlo Dapporto, Macario, Gino Bramieri, e con Ugo Tognazzi, con cui ha portato avanti per un po’ lo show comico “Un, due, tre”, poi censurato a seguito di una parodia del presidente Gronchi.

Nel 1959 poi ha conosciuto la persona che gli ha cambiato la vita, sia artistica che sentimentale: Sandra Mondaini, anch’essa attrice dotata di vena comica delicata, esattamente come lui. Da allora, sposati artisticamente e privatamente, Sandra e Raimondo sono diventati la coppia più amata dagli italiani, inizialmente con “Studio Uno”, poi con “Sai che ti dico?”, “Tante scuse”, nel ’77 con “Noi… no”, e poi “Casa Vianello” e “Cascina Vianello”, le famosissime serie TV che raccontavano le comiche vicende della fortissima coppia.

Ma la sua carriera non ha limiti, e Vianello è passato a condurre anche diversi programmi: “Il Gioco dei Nove”, “Pressing”, il “Festival di Sanremo”. La sua eleganza, nei modi e nella comicità, anacronistica in quello che stava diventando già allora il mondo dei reality e della volgarità televisiva, lo ha portato sul grande schermo, al fianco del Principe della Risata, prima in “Totò Sceicco”, poi in “Totò Diabolicus”. Un esempio il suo, che la TV italiana non dovrebbe mai dimenticare. Addio Raimondo.