J. D. Salinger era uno scrittore di successo diverso da quelli che si vedono oggi in giro: non rilasciava interviste per quotidiani e riviste, non partecipava a programmi televisivi. La sua riservatezza, anzi, è sempre stato un tratto distintivo di questo autore, morto oggi all’età di 91 anni a Cornish, la cittadina del New Hampshire dove ha trascorso gran parte della sua vita.

La notorietà arrivò, per lui, già con il suo romanzo d’esordio, Il giovane Holden, uscito nel 1951 (anche se in Italia il romanzo divenne famoso dieci anni dopo, quando fu ripubblicato da Einaudi)ed ambientato a New York, la città in cui lo scrittore era nato nel 1919.

The catcher in the Rye” (“catcher” è quel giocatore di baseball tutto corazzato che con il guantone acchiappa le palle che sfuggono al battitore, mentre “rye” è il campo di segale) era il titolo originario di quello che divenne un best-seller che esercitò poi una forte influenza non solo sui narratori successivi, ma anche su altri artisti: per citarne alcuni nostrani, ad esempio, il cantautore Francesco De Gregori nel 1990 intitolò il suo album “Catcher in the SKY” proprio in omaggio a Salinger, così come c’è una citazione nella canzone “La collina” di Guccini.

Il giovane Holden Caufield è il protagonista perfetto per fare innamorare di sé lettori e lettrici: un inquieto sedicenne nato in una ricca famiglia della grande mela, che si ribella alle convenzioni della borghesia americana e fugge dal collegio, vagabondando nella città per una notte, durante la quale, tra una sigaretta e un bicchiere, molti saranno gli incontri interessanti: da una prostituta ad un suo vecchio professore, da un ex compagno a perfetti sconosciuti.

Tutte ci siamo un po’ innamorate di Holden, tutti ci siamo sentiti un po’ come lui, fuori dagli schemi, antieroi che lottano contro l’ipocrisia e il conformismo.

Ma il più anticonformista di tutti, fino alla morte, è stato proprio Salinger, che ha condotto una vita talmente discreta e ritirata da renderla quasi un mistero (pare, tra l’altro, che anche il regista del film “Scoprendo Forrester“, interpretato da uno splendido Sean Connery, si sia ispirato proprio alla figura di Salinger).

In tanti ci hanno provato a sdoganarlo: famosi registi e attori (Steven Spielberg, Tobey Maguire, Jack Nicholson) hanno tentato di convincerlo a cedere i diritti del suo celebre romanzo di formazione per farne una pellicola, ma senza successo.

Soprattutto dopo il racconto “Hapworth 16, 1924″, pubblicato nel 1965 dal New Yorker (che dopo “A perfect day for banana fish”, accortosi del talento di Salinger, aveva acquistato i diritti per tutti i suooi lavori futuri), Salinger si chiuse nel silenzio: niente più libri, né racconti, men che mai interviste (solo una, nel 1974, per il New York Times).

Poco, infatti, sappiamo della sua vita: combattè nella seconda guerra mondiale, e lì, durante lo sbarco in Normandia, conobbe Hemingway, che all’epoca faceva l’inviato da Parigi e che si accorse del talento straordinario dello scrittore newyorkese. Sposò una giovane studentessa, Claire Douglas, da cui ebbe due figli, e che lo lasciò nel 1966.

In questo silenzio, adesso, se ne va, senza aver sciolto l’interrogativo: dove vanno, d’inverno, le anatre di Central Park quando il laghetto è ghiacciato?