La sentenza della Corte di Cassazione che ha aperto la strada alle adozioni per i single in Italia continua a far discutere. La necessità di adeguare la legislazione nazionale a quella europea è un dato di fatto. Il problema, piuttosto, è come.

Sul delicato argomento si è espressa anche l’Ami, Associazione matrimonialisti italiani, secondo la quale non ci sono le condizioni culturali, storiche e giuridiche per modificare tanto profondamente il concetto legale di famiglia.

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Secondo il presidente dell’Ami, l’avvocato Gian Ettore Gassani, la sentenza non spiana affatto la strada alle adozioni:

“Non va cambiata la legge 149/2001, quella che regola le adozioni, quanto gli articoli 29 e 30 della Costituzione. Sarà la Corte Costituzionale, semmai, che potrà dare indicazioni sulla riforma delle leggi sulle adozioni. Evidentemente a molti autorevoli personaggi politici è sfuggito questo particolare.”

Non si confonda questa presa di posizione come una difesa irriducibile di un concetto univoco di famiglia. Infatti, nel documento si evidenzia come c’è un più urgente vuoto da colmare: riconoscere la possibilità di adottare alle coppie di fatto more uxorio (in Italia sono circa 1 milione):

“Non si capisce per quale motivo si continui a vietare l’adozione ai conviventi che mettono al mondo ogni anno 100 mila bambini nel quadro di una struttura familiare pressoché identica a quella dei coniugati. In sostanza si vuole passare dall’attuale realtà normativa, che prevede la possibilità di adottare soltanto agli sposati, per passare direttamente ai single, dimenticando un passaggio intermedio di fondamentale importanza: garantire a milioni di conviventi la possibilità di donare una famiglia a un bambino abbandonato.”

Una posizione divergente, dunque, da quella emersa in molti commenti in questi giorni, ma che non dimentica la tragedia comune di tutti coloro che nel Belpaese iniziano le trafile dell’adozione: costi enormi, discriminazioni, corruzione delle burocrazie straniere.

“Stando così le cose, anche se adottassero i single, si tratterebbe sempre di persone che hanno possibilità economiche superiori alla media.”