L’adozione di un minore da parte di un single, attualmente impossibile in Italia, deve diventare realtà. La Corte di Cassazione lo ha richiesto a gran voce tramite una sua sentenza, la 3572, spiegando che non vi sono leggi o convenzioni europee a impedirlo.

L’Europa si è certamente già portata avanti sul tema, infatti la Convenzione di Strasburgo sui fanciulli del 1967 fornisce agli stati le linee guida, ma non presenta alcun veto a riguardo.

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Il Consiglio d’Europa, inoltre, ha esteso nel 2008 il diritto di adozione anche ai single, omosessuali compresi, e alle coppie non sposate.

In quell’occasione si richiedeva ai singoli stati di uniformare le proprie legislazioni a riguardo, ma a oggi in Italia non si è ancora fatto nulla. La legge che regolamenta l’adozione è la l. n. 149/2001, e prevede questa possibilità solo per coppie sposate da almeno tre anni. (ovviamente eterosessuali, poichè in Italia il matrimonio tra omosessuali non esiste).

Per questo motivo la Cassazione, davanti al caso concreto di una bambina russa e della sua “aspirante mamma” single italiana, ha sostanzialmente reso effettiva l’adozione richiedendo però all’interno della sentenza che sia il Parlamento a provvedere al più presto a una regolamentazione di questi casi.

Poco entusiasta della richiesta avanzata dalla Suprema Corte è il Vaticano, che si è espresso tramite Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Antonelli ha ribadito l’importanza per un bambino di avere padre e madre insieme, collocando situazioni diverse in un ambito di anormalità.

Ci si chiede, però, se una vita passata tra affidi temporanei e istituti sia meglio di un’infanzia vissuta con una mamma, o con “solo” un papà. Quante persone sono cresciute, felicemente, con un solo genitore biologico? Oggi sono tantissime le persone che decidono apertamente di non sposarsi, ma che formano a tutti gli effetti una famiglia.

Il Parlamento dovrà certamente esprimersi sull’argomento anche a fronte di un forte cambiamento della società e della famiglia. Cambiamento che nemmeno il Vaticano può negare e che pone il legislatore davanti a delle precise responsabilità.