Volevano adottare un figlio, ma il tribunale dei minori l’aveva loro impedito perché genitori di un bambino epilettico. Ora in appello hanno vinto. La storia dei due coniugi del Varesotto, Elena e Patrick, è salita agli onori delle cronache perché la loro battaglia ha riconosciuto una discriminazione: anche i genitori di figli disabili possono chiedere e ottenere l’adozione di un altro figlio.

Nonostante il parere positivo dei servizi sociali, i genitori di Nicolò, un bambino con una forma leggera di epilessia (la sindrome di Dravet) e alcuni problemi psicomotori, si erano visti negare la possibilità di dargli un fratellino o una sorellina perché il tribunale aveva ritenuto che l’impegno gravoso per il primo figlio non fosse compatibile con altri.

La Corte di Appello ha accolto il ricorso e ribaltato la sentenza, sottolineando come la decisione dei colleghi era viziata da un pregiudizio in contrasto, peraltro, con la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e la legge italiana che vieta la discriminazione a causa di disabilità. Ma soprattutto, riconoscendo, con grande sensibilità, che l’esperienza dura di questi genitori li rendeva piuttosto in grado di affrontare meglio, e non peggio, le difficoltà che le adozioni comportano. Perché in fondo, anche un figlio adottato è un figlio “diverso”, di genitori che devono prepararsi ad affrontare il lungo cammino di relazione che porta all’integrazione nella società. Insomma, il fatto che la tua vita è dura non può renderti incapace, quando l’esperienza comune insegna esattamente il contrario.

Il ricorso dei genitori è stato presentato da Rosa Cervellione, presidente della Federazione Italiana Epilessie, e sostenuto da un pool di legali di varie associazioni legati ai diritti dei disabili o dei genitori di disabili, che così hanno commentato:

«La Corte d’appello di Milano ha scritto una pagina importante nel solco tracciato da molti interventi legislativi che, da anni, stanno cercando di promuovere un difficile avanzamento culturale verso il riconoscimento dei diritti in capo a ogni persona a prescindere dalla sua condizione. (…) Oggi, la speranza che attorno alla disabilità fiorisca il senso più profondo del valore della vita e della giustizia sociale è meno incerta.»

Fonte: Corriere della Sera