Il tema della guerra in Afghanistan è prepotentemente ritornato agli onori di cronaca negli ultimi giorni. Ampio spazio è stato dato dalle televisioni nazionali dopo che il TG5, lo scorso 30 aprile, aveva diffuso immagini esclusive sull’azione dei militari italiani nel paese. E oggi, la notizia della morte di due militari, Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio, in un attentato contro i soldati italiani, sta monopolizzando le finestre d’informazione delle TV generaliste.

Un’operazione militare che continua a suscitare ampie polemiche nell’opinione pubblica: gran parte dei cittadini vorrebbe il ritiro delle truppe dalla nazione, mentre i politici puntano alla perpetuazione delle missioni di guerra. È il caso di Ignazio La Russa che, solo poche settimana fa, difendeva ostinatamente i militari in Afghanistan dagli schermi di SKY TG 24. Una difesa a spada tratta che continua anche oggi, dopo le tragiche vicende, ai microfoni di C6 TV.

Una polemica che, a quanto pare, verrà dibattuta principalmente nei salotti televisivi piuttosto che nelle sedi istituzionali più consone. È già partita, infatti, la rincorsa dei vari politici ai microfoni dei TG più gettonati, quali il TG1, il TG5 e SKY TG 24, e non mancheranno i vari speciali firmati Bruno Vespa e Alessio Vinci.

L’impressione di fondo sembra essere quella di una discrepanza tra lo spettatore e le emittenti televisive. Mentre il pubblico rimane sconvolto da queste notizie e si chiede, giustamente o meno, se non sia il caso di ritirare le truppe da una missione che già dalla sua nascita mostrava elementi contraddittori, le televisioni, rappresentate appunto dalle redazioni dei telegiornali, appaiono più orientate a confermare le decisioni dei politici in merito alla vicenda. È lecito tuttavia chiedersi se la televisione, in tema informativo, non debba fornire uguale spazio a entrambe le campane, proprio in onore della qualità del giornalismo.