Niente più rivalità tra emittenti private e TV pubbliche: d’ora in poi entrambe dovranno rispettare la Par Condicio. A deciderlo è l’Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che ha deciso di applicare il regolamento votato della commissione di vigilanza Rai lo scorso 9 febbraio.

Il presidente Corrado Calabrò si è impegnato nel portare le televisioni private sullo stesso livello delle emittenti pubbliche al fine di evitare possibili vantaggi legati alla pubblicità.

Ovviamente, SKY e Mediaset non sono rimaste a guardare e hanno deciso di ricorrere al Tar. In un comunicato stampa, Mediaset contesta l’estensione della legge sulla Par Condicio anche alle televisioni private visto che il servizio pubblico è disciplinato direttamente dalla Costituzione, a differenza di quello privato:

L’Agcom ha fatto proprio il regolamento della Commissione parlamentare di Vigilanza per il servizio pubblico che risponde a principi costituzionali e è disciplinato da norme diverse da quelle che regolano l’emittenza privata. Pertanto l’estensione automatica delle norme sulla par condicio dettate per il servizio pubblico alle TV private risulta assolutamente priva di fondamento.

Secondo SKY, invece, sarebbero state violate alcune leggi che permetterebbero il libero mercato in materia televisiva e pubblicitaria:

Decisione in evidente violazione dei principi di libero mercato ma, soprattutto, del principio di libertà d’opinione e di espressione previsto dalla Costituzione Italiana.

Inoltre, in Rai si sta pensando seriamente di sostituire i programmi di approfondimento politico come “AnnoZero” e “Porta a Porta” con vere e proprie tribune politiche. Lo conferma una nota di Pierluigi Lax, vicedirettore vicario, il quale prevede questa e altre possibili soluzioni:

Sospendere i programmi di approfondimento più seguiti e sostituirli con tribune elettorali. Oppure mandare in onda detti programmi strutturati con presenza a rotazione di tutti i soggetti aventi diritto e con ripartizione aritmetica dei tempi loro assegnati. Oppure proseguire la messa in onda purché non ospitino soggetti politici e non trattino temi neanche indirettamente politico-elettorali, prevedendo al contempo in spazi analoghi (ossia nella medesima fascia oraria) la trasmissione di Tribune politiche.