AGCOM, ovvero l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, svolge una funzione attiva di controllo dell’intero mercato delle comunicazioni, avendo competenze regolamentari in materia tariffaria, di qualità e di controllo degli operatori del mercato.

In seguito alla riunione avvenuta lo scorso 8 luglio in merito al piano sulla nuova numerazione dei canali del digitale terrestre, il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni presieduto da Corrado Calabrò ha annunciato il nuovo piano definitivo.

Lo scopo è quello di individuare un intervallo di numerazione per categoria di programmi: i numeri da 1 a 9 sono assegnati ai canali generalisti nazionali; dal numero 10 fino al 19 trovano spazio le emittenti locali; i numeri fino al 70, del primo arco di numerazione, invece, sono dedicati ai canali del digitale terrestre a diffusione nazionale, divisi per generi di programmazione: bambini e ragazzi, cultura, sport, musica e così via. Il piano prevede, inoltre, di lasciare i canali 0, 100, 200, 300, 400, 500, 600, 700, 800, 900 ai servizi “di interesse generale”, come le guide ai programmi.

L’obiettivo primario che si vuole raggiungere consiste nel garantire la “semplicità d’uso” del sistema di ordinamento automatico dei canali, nel rispetto delle “abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali”.

Non tutti, però, sono favorevoli alla decisione presa dall’AGCOM, primo tra tutti il vice presidente del gruppo del Pdl in Consiglio regionale della Sardegna, Simona De Francisci, la quale fa un vero e proprio appello al presidente del Consiglio regionale e al presidente della Regione sarda:

Il rischio che il mercato della pubblicità si contragga a favore delle TV generaliste è reale, e si trasforma, stando così la decisione dell’Agcom, nel certificato di morte di numerose TV. Una catastrofe economica che coinvolgerà inevitabilmente giornalisti, tecnici e operatori. Faccio un appello al presidente del Consiglio regionale e al presidente della Regione sarda affinché si facciano portavoce in ogni sede del diritto dei telespettatori e delle TV sarde a essere inserite, a buon titolo, nella numerazione tradizionale, che dopo decenni di attività ha abituato i telespettatori alla numerazione immediatamente successiva a quella delle TV nazionali.