Prenderà il via il 17 luglio la VI Conferenza Mondiale IAS (International AIDS Society), tuttavia il clima di apertura sembra caratterizzato da numerose critiche nei confronti dell’Italia, dove non solo esistono ancora evidenti disparità nell’accesso alle terapie contro l’Aids, ma anche riguardo i fondi predisposti per la ricerca la situazione non è chiara.

Non avendo ancora presentato il piano di rientro per i finanziamenti 2009 e 2010, che stanzierebbe una cifra pari a 260 milioni di euro, oltre ai 30 milioni di dollari promessi nel corso del G8 tenutosi all’Aquila nel 2009, il nostro Paese potrebbe essere tagliato fuori dal Global Fund, che regola appunto la cooperazione tra le nazioni tutte a sostengo della lotta contro l’Aids.

Questo stando alle affermazioni rilasciate dalle associazioni italiane, unite anche nel “Forum della società civile Hiv/Aids”, le quali chiedono a gran voce un programma concreto che proponga effettivi aiuti a favore della ricerca.

“Le donne e i bambini sono i soggetti più vulnerabili, specie nell’Africa sub-sahariana dove grazie ai finanziamenti internazionali per la prima volta nel 2009 i servizi di prevenzione hanno raggiunto una donna su due; è appena iniziata la stabilizzazione che non è affatto consolidata soprattutto nei paesi privi di servizi sanitari”.

Stefania Burdo, responsabile dell’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids, ha così commentato la situazione odierna della malattia nel mondo. L’azione del Forum, inoltre, si è spinta ben oltre, fino alla compilazione della “Dichiarazione di Roma” diretta al governo nazionale, dove vengono citati gli interventi più urgenti: oltre all’impegno finanziario con il Global Fund, infatti, è necessario che la ricerca produca nuovi farmaci e, soprattutto, che le cure siano disponibili soprattutto per i soggetti più fragili.

Due le parole chiave sottolineate: prevenzione e informazione.