La situazione dell’Aids in Italia è cambiata: oggi vi sono meno morti rispetto a quanto avveniva trentanni fa ma vengono registrati 4000 nuovi casi all’anno. A dirlo è Carlo Federico Perno, Ordinario di Virologia all’Università Tor Vergata di Roma nel corso dell’International Roche Infectious Diseses Symposium organizzato a Roma da Roche Diagnostics.

«Oggi il virus dell’HIV è di fatto un’altra malattia rispetto a quello che era 30 anni fa perché è diventata cronica: non uccide più subito, ma continua subdolamente a colpire le persone infette. Ci sono oggi in Italia circa 150 mila persone che hanno contratto il virus Hiv e di questi circa 22mila hanno poi sviluppato la sindrome Aids. I casi di contagio nel nostro Paese sono circa 4 mila ogni anno, ma manca ancora un Registro Nazionale delle nuove diagnosi».

Spiega così Perno. Insomma se il tasso di mortalità è calato grazie alle nuove terapie antivirali che sono state sviluppate, il tasso di contagio è rimasto purtroppo stabile. È importantissimo in questo caso difendersi con la prevenzione della malattia.

Il vaccino contro l’Aids ancora non esiste ma oggi è possibile tenere sotto controllo il virus dell’Hiv. Conclude Perno in tal modo, spiegando che ciò è dovuto grazie a:

«test diagnostici che ci permettono di identificare terapie sempre più personalizzate per il singolo paziente, controllare la sua replicazione ed evitare cosi lo sviluppo della malattia conclamata. Ecco perché oggi dico che il virus “dormicchia” ma può mutare in ogni momento e quindi resistere alle terapie in corso. Solo un monitoraggio continuo con test di nuova generazione ci potrà permettere di individuare precocemente queste mutazioni e adeguare rapidamente la cura».