Un trattamento molto precoce delle persone sieropositive con farmaci retrovirali riduce di moltissimo il rischio di trasmettere al partner il virus Hiv, responsabile dell’AIDS. Lo annuncia l’Istituto Nazionale dell’allergia e delle malattie infettive, che pubblica numeri su un esperimento decennale, condotto su 1.763 coppie, che mostrano come si sia arrivati a ottenere un’altra vittoria contro questa malattia che a oggi colpisce ancora troppe persone.

I farmaci retrovirali permettono ai malati di AIDS di condurre una vita dignitosa, ma se usati da subito bloccano la trasmissione del virus al partner: è un traguardo storico, che può avere un impatto significativo nella riduzione del contagio di questa malattia. Questo perché i farmaci retrovirali diminuiscono la quantità di Hiv nel sangue e rendono il paziente meno infettivo: era un’ipotesi già confortata dai medici, ma adesso viene dimostrata scientificamente e mostra ancora una volta come la prevenzione sia la strada più indicata per battere la malattia, in attesa di quel vaccino in fase di test.

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I risultati dimostrano che curare il singolo malato, e farlo il più presto possibile, può avere un impatto significativo nella riduzione della trasmissione.

Ha così spiegato Anthony Fauci, direttore dell’Istituto che ha curato la raccolta dei dati necessari per questo esperimento. A tutte le coppie che hanno partecipato a questo studio sono state illustrate innanzitutto le tecniche di prevenzione, preservativi compresi, e successivamente sono state divise in due gruppi; al primo gruppo sono state fornite le cure antivirali come lo si è fatto fino a oggi, cioè quando si comincia ad assistere nel paziente alla degenerazione del sistema immunitario, mentre nel secondo gruppo le cure sono state avviate proprio appena è stata diagnosticata la malattia.

Sono risultati straordinari quelli ottenuti dall’equipe di Fauci, visto che nelle 881 coppie che facevano parte del secondo gruppo, solo un partner è rimasto infettato. Lo studio sarebbe dovuto terminare nel 2015, ma i ricercatori hanno deciso di rendere noti i risultati in anticipo rispetto alla data prevista come termine della ricerca, perché si sono resi conto già da ora dell’alta efficacia dimostrata dal trattamento e dunque era un’informazione troppo importante da condividere con il mondo.

E sembra chiaro come sia stato fatto un grosso passo in avanti nella lotta all’AIDS, anche se chiaramente il metodo è da valutare in quanto l’assunzione preventiva dei farmaci retrovirali è problematica, perché apportano svariati effetti collaterali nel paziente.