I bambini hanno un senso del tempo decisamente diverso da quello degli adulti. Per loro tutto scorre in un eterno presente. Difficile dunque organizzare uno schema fatto di ritmi e orari precisi. Per loro vale il qui e ora. I loro bisogni e le loro necessità.

L’elaborazione del senso del tempo avviene gradualmente e in diverse aree del cervello (lobi frontali, temporali e parietali, sistema limbico, gangli della base e cervelletto). A 18 mesi il piccolo possiede solo il senso del presente, a 30 mesi comincia a elaborare il futuro e solo a 3 anni comincia a comprendere e dare un senso al passato. Bisognerà attendere i 12 anni per giungere alla piena maturità della riflessione sul tempo in grado di coinvolgere anche l’aspetto astratto del pensiero.

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Anche i bambini più piccoli possono essere aiutati in questo cammino evolutivo. Ovviamente il compito è dei genitori. Cominciando con il differenziare il momento della veglia da quello del sonno. Cullare il bebè alla stessa ora cantando le solite canzoncine gli comunicherà che è ora di fare la nanna. Così come la routine giornaliera appena sveglio gli farà comprendere la sequenza dei gesti che la mamma compirà per lui appena sveglio (bagnetto, poppata, passeggiata).

La percezione reale dei gesti che si ripetono costantemente il bambino la raggiunge a tre anni. Attraverso i suoi appuntamenti quotidiani comincerà a capire lo scorrere del tempo. Ai genitori il compito di aiutarlo magari anticipando i piccoli passaggi giornalieri. ad esempio rendendolo partecipe di alcune azioni del tipo: “Tra poco torna papà”, oppure, “apparecchiamo fra poco si mangia”.

Al mattino appena sveglio gli si potrà ripetere tutti gli avvenimenti che lo vedranno protagonista durante la giornata: l’asilo, la mensa, i giochi al parco, la cena, la visita dai nonni. È molto importante far capire al bambino che il distacco per l’asilo è solo questione di tempo. Che la mamma ritornerà a prenderlo. Ovviamente a lui, non avendo sviluppato il senso del tempo, non basterà dire “la mamma torna a prenderti nel pomeriggio”, il riferimento dovrà essere più preciso. ad esempio “la mamma tornerà dopo che avrai mangiato”, oppure “dopo che avrai cantato o giocato con gli amichetti”.

Insegnare il tempo può essere anche un buon motivo per i genitori di passare qualche ora divertendosi con il proprio bambino. Ai più piccoli per esempio si potrà disegnare un sole e una luna. Il compito sarà quello di alternarli e capire quali sono le azioni del giorno e quelle della notte. Con i più grandi si può realizzare un calendario mensile in cui cominciare a individuare gli appuntamenti importanti. Si potrebbe anche costruire un orologio di cartone e per ogni ora disegnare l’azione che ne corrisponde. Un momento di svago molto divertente è quello che vede protagonista la clessidra. Molti porta spazzolini per bambini hanno una clessidra incorporata. L’obiettivo è quello di far lavare i denti al bambino nel tempo necessario. Ma può essere utilizzata in molti altri modi.

L’importante comunque è cercare di non pressare il piccolo. Gli adulti spesso hanno fretta ma bisogna ricordare che i bambini non hanno le stesse urgenze. Molto importante è che si rispettino le loro pause. Mai parlare al proprio figlio in termini di orari ma quantificare sempre il tempo riferendosi a un’azione che egli conosce bene.

Infine è bene anticipare al piccolo l’arrivo di un evento che lo riguarda (un viaggio, una festa), mai farlo però con largo anticipo, bastano pochi giorni, perché nel bambino oltre a non essere presente il senso del tempo manca quello dell’attesa. E quindi è inutile alimentare in lui un’ansia superflua.