È ufficiale: Osama Bin Laden è morto. A confermare la notizia data nei giorni scorsi dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama è proprio l’organizzazione di cui il leader musulmano faceva parte, Al Qaeda. Questa ha diramato un comunicato stampa in cui si legge che il sangue di Bin Laden non andrà sprecato. Com’è facilmente prevedibile, i suoi seguaci non lasceranno che sia morto invano.

Pare ci sia un messaggio audio registrato da Bin Laden una settimana prima di morire, che verrà diffuso da Al Qaeda: nel comunicato il leader legge una poesia che inneggia all’orgoglio espresso dai rivoltosi, sottolineando come dipenda dalla sua volontà una morte da schiavo o da uomo libero. Certamente è in quest’ultimo modo che se n’è andato Bin Laden, perché ha difeso le proprie idee, per quanto opinabili, fino alla fine.

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Tra arresti e attestazioni di affetto di persone che sfilano a Quetta invocando la jihad, Abdul Qadir Looni, uno dei leader del partito, ha commentato:

“I servigi resi da Osama a tutti i musulmani saranno celebrati per sempre. Osama è divenuto un martire, ma a partire da questo momento migliaia di Osama nasceranno, perché lui ha creato un movimento contro le forze anti-musulmane che va oltre la sua persona.”

Come in ogni conflitto che si rispetti, i sentimenti della popolazione afgana sono quelli di chi resiste, persino tra coloro che sono filoamericani. Per loro gli statunitensi sono occupanti, benché questo governo USA si sia caratterizzato per un aperto contrasto con i conflitti che quella nazione innesca in molti paesi del mondo da sempre, un po’ come faceva l’Impero Romano, e per portare avanti una politica di pace.

Al momento stanno venendo interrogate le tre mogli di Bin Laden: a loro viene sottoposto sempre lo stesso questionario, con le domande spostate dal loro ordine di volta in volta per scoprire se stiano mentendo. Osama e le mogli vivevano in un palazzo a circa cinquanta chilometri da Islamabad: negli ultimi cinque anni, il leader talebano era rimasto confinato in sole due stanze.