Iniziano questa settimana gli esami di terza media, che si concluderanno lunedì prossimo con gli ormai famigerati test Invalsi, unica data uguale per tutti. I 593mila studenti dovranno affrontare le prove di italiano, matematica, inglese, e in alcuni casi anche la seconda lingua straniera.

Quest’anno gli esami si distinguono per la particolare attenzione verso il più rigido rispetto del protocollo: niente aiuti (calcolatrici, dizionari), niente supporti come il cellulare, banchi distanti e silenzio assoluto.

E le regole ferree stabilite dal Ministero guardano anche ai professori, a volte tentati di dare una mano ai loro studenti, così anche loro non potranno portare dizionari o altro nelle aule e riceveranno le griglie dei test all’ultimo momento.

Insomma, tutti elementi che contribuiscono ad aumentare l’ansia in questi ragazzini, che per la prima volta affrontano un test con l’emotività di un adolescente, troppo giovane per non risentirne, ma non più un bambino, quindi già capace di valutare il proprio grado di preparazione e anche di giudicare il valore di questo esame, che molti criticano e giudicano persino inutile perché l’obbligo scolastico è stato portato a 16 anni.

Hai voglia, inoltre, a spiegare come la percentuale di successo sfiora il 100% (l’anno scorso fu del 99,5): gli studenti più sensibili possono davvero risentirne fisicamente e psicologicamente, con casi di emicrania, inappetenza, vomito, stati d’ansia.

Come affrontare questi giorni? La famiglia può fare molto. Innanzitutto, è raccomandabile aver dato un’occhiata ai test Invalsi dell’anno scorso, per cercare di capire, insieme ai ragazzi, se siano davvero così difficili.

La serenità in casa è un altro fattore importante: non c’è niente di peggio che stimolare la preoccupazione dei figli scaricando su di essi quella dei genitori. Niente domande sciocche tipo “allora, sei preoccupato per l’esame?”, perché se anche non lo era sicuramente lo diventerà dopo avervi ascoltato.

La tecnica migliore è non cambiare niente della routine quotidiana: tempo per il ripasso e tempo per i giochi, senza dimenticare lo svago. Pranzare e cenare assieme, parlare di altro e fare arrivare un messaggio: ci fidiamo di te, non c’è nulla di cui preoccuparsi.