Genitori presenti (entrambi) e coinvolti sono il modo migliore per tenere lontani gli adolescenti dal consumo di grandi quantità di alcol. E se a 13-14 anni hanno l’abitudine di stare troppo fuori con gli amici, e hanno accesso a sigarette e alcolici, anche in modiche quantità, magari dai loro stessi genitori, c’è un rischio maggiore che diventino binge-drinker nella tarda adolescenza.

Niente scuse, insomma. Un conto è l’eccesso di giustificazione per il senso di colpa dei genitori che si separano, ma una ricerca svedese appena pubblicata inchioda madri e padri alle loro responsabilità: i fenomeni dell’abuso di alcol e fumo, particolarmente sentiti nel nord Europa, sono strettamente legati al rapporto genitore/figlio.

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Lo spiega la ricercatrice Anna-Karin Danielsson del Karolinska Institute:

“Le iniziative che si concentrano sul rafforzamento del rapporto genitore/figlio e la limitazione alla disposizione di alcol da parte loro può rivelarsi efficace nel contenimento dei consumi a rischio. I genitori svolgono un ruolo importante quando si tratta di insegnare ai giovani come resistere alla tentazione di bere.”

L’assunto, neanche troppo velato, è che se i genitori per primi non sanno controllarsi c’è poco da sperare per questi ragazzi. I quali, non scordiamolo, con questi comportamenti si espongono a problemi di salute e con la legge, tra risse e di frequente anche rapporti sessuali indesiderati.

Nella ricerca, svoltasi dal 2001 al 2006, sono stati coinvolti 1.220 ragazzi di età compresa tra i 13 e i 19 anni, cercando tutti i fattori di protezione e quelli di rischio, correlandoli con la loro salute, la scuola, i genitori, gli amici, arrivando a questa conclusione inequivocabile per gli adulti, e aggiungendo anche un distinguo tra maschi e femmine:

“Le ragazze traggono maggiori benefici rispetto ai maschi da relazioni affettive stabili, comprese quelle coi loro genitori, quindi nella stessa zona di rischio possono uscirne meglio.”

Cosa fare, quindi? La risposta per i genitori di oggi è la più semplice e la più difficile insieme: dedicare più tempo ai figli. Il tempo di qualità è una colossale bugia, un’auto-assoluzione. Il tempo è anche una questione di quantità, di presenza, per fare delle cose insieme e per mettersi in ascolto.