Attori e presentatori protestano contro i palinsesti. La ragione? Il non voler scontrarsi l’uno contro l’altro, il non voler essere in concorrenza. Pare che siano stati i protagonisti di fiction e varietà a chiedere insistentemente questo o quel posto nel palinsesto. Questo almeno stando all’editoriale di Aldo Grasso sul Corriere della Sera.

L’ultimo in ordine di tempo a lamentarsi del suo posto nel palinsesto è stato Flavio Insinna, perché la fiction “Ho sposato uno sbirro 2” è stata inserita nella stessa serata de “I Cesaroni”. Ma anche Claudio Amendola ha protestato. Eppure, lo scontro appare interessante anche dal punto di vista dei contenuti: la famiglia tradizionale dello sbirro affronta la famiglia allargata della Garbatella.

E a questo quadro si aggiunge Antonella Clerici, che ha cercato di intervenire in più e più spostamenti per il suo “Ti lascio una canzone”. E se in conferenza stampa aveva affermato che non era stata davvero lei a puntare i piedi, l’ulteriore spostamento di ieri sembra incriminarla.

La motivazione di questo fenomeno a Grasso sembra palese:

Ma la smettessero e si occupassero solo di ciò che compete loro! Queste irrituali e inaccettabili proteste sono frutto di molte cause (la mancanza di veri direttori, per esempio), la principale delle quali è che la TV italiana non conosce il concetto di concorrenza (dal festival di Sanremo in giù). Bisognerebbe scrivere una storia dei programmi che hanno ottenuto successo grazie anche alle blindature del palinsesto, una storia del protezionismo che spesso ha regolato i rapporti fra i due principali network.