Come riportato dall’agenzia di stampa APCom, il mensile “Pocket” ha intervistato Alessio Vinci, attuale conduttore di Matrix, il quale ha parlato della sua creatura e delle difficoltà che sta incontrando in questa stagione televisiva.

Giornalista navigato fra le fila della statunitense CNN, Alessio Vinci fin dagli inizi degli anni ’90 si è occupato delle corrispondenze dall’estero, grazie soprattutto alla sua poliedrica conoscenza linguistica. Vinci, infatti, è nato in Lussemburgo da genitori siciliani e è cresciuto imparando italiano, inglese, francese, tedesco e russo.

Si è trovato a dover operare in molte zone a rischio: oltre al putsch di Mosca ha assistito in prima persona alla guerra cecena, ai bombardamenti NATO su Belgrado durante la guerra nei Balcani, all’invasione americana in Afghanistan. Un po’ per caso, a febbraio 2009, si ritrova a Canale 5 per sostituire Enrico Mentana alla guida di Matrix. Un’avventura nuova alla quale non si tira indietro, ma che necessita certamente di un periodo di rodaggio non ancora concluso.

Lo spiega lui stesso durante la sopracitata intervista:

Il bilancio di questo 2009 a Matrix lo faccio su me stesso e è positivo. Ma non è ancora il Matrix che voglio io. Sapevo che si trattava di una scommessa difficile, il programma è stato costruito su Mentana e i cambiamenti in questi casi necessitano di moltissimo tempo per essere realizzati e metabolizzati. Matrix è ancora un work in progress. Ma la scommessa è vinta, penso ai servizi che mandiamo in onda, alla valorizzazione della redazione. Soffriamo un po’ con lo share, è innegabile. Ma in questo Paese, anzi dappertutto, spesso l’ascolto non è proporzionale alla qualità.

Scelta coraggiosa da parte di Vinci e anche voglia di mettersi in gioco. In Italia era pressoché uno sconosciuto al grande pubblico, e questo ha portato un po’ di invidia e diffidenza fra i colleghi giornalisti:

È una reazione normale, succede in ogni ambiente. Quando uno arriva da fuori raccoglie un misto di invidia e pregiudizio. Ostilità no, è un termine esagerato, un pizzico di cattiveria forse. Ma credo di essermi conquistato la fiducia di molti, soprattutto dei collaboratori.

Altro ostacolo da superare è quello della lingua. Non tanto l’italiano parlato, quanto quello preciso, puntuale, a volte pomposo che richiede il giornalismo televisivo, lontano anni luce dalla praticità e immediatezza dell’inglese:

Non è stato facile. L’inglese è più semplice, immediato. La comunicazione in italiano è articolata, ricca di sfumature. Ad essere sincero faccio fatica ancora adesso.