Molti alimenti di cui facciamo uso tutti i giorni hanno confezioni in cartone, come la pasta, il riso, i cereali e altri ancora. Secondo uno studio il materiale utilizzato, specialmente se riciclato, sarebbe dannoso per la salute in quanto rilascia sostanze chimiche che a lungo andare vanno a intaccare anche il cibo all’interno della scatola, e una volta mangiato provoca l’infiammazione dei nostri organi interni.

Addirittura c’è il rischio di ammalarsi di cancro se l’alimento contaminato viene mangiato in grandi quantità per molti anni.

In Germania e in Svizzera sono stati determinati dei livelli di limite massimo per queste sostanze ma dopo un’analisi dei prodotti presenti sugli scaffali di diversi supermercati si è scoperto che il limite veniva superato molto spesso di ben cento volte.

Galleria di immagini: Confezioni in cartone riciclato

Le principali aziende alimentari che fanno uso di confezioni in cartone stanno cercando di trovare una valida alternativa per evitare di utilizzare la carta riciclata, ma anche evitare di tagliare altri alberi per produrre della carta naturale.

Eppure questo evento si era già verificato nel passato, quando la nota azienda Kellogg’s dovette ritirare dal mercato americano 28 milioni di scatole di cereali per bambini, in quanto un’altra sostanza era fuoriuscita dal cartone e aveva intaccato l’alimento, motivo per il quale molti consumatori dichiararono di avere avuto sintomi di nausea e vomito; la problematica sembrò comunque essere stata superata con il ritiro dal mercato di tali prodotti.

Oggi invece non solo la nota azienda è rimasta coinvolta, ma tutte le aziende che hanno a che fare con prodotti alimentari.

La ricerca, condotta in Svizzera dallo studioso Koni Grob affiancato da altri scienziati tedeschi, ha portato a dei risultati impressionanti: su 119 prodotti analizzati solamente 30 erano privi di sostanze chimiche, più precisamente solo i prodotti più cari sfuggivano alla contaminazione. Koni Grob ha spiegato che:

tutti gli altri prodotti superavano il limite di quasi 10 volte. Abbiamo calcolato che entro la fine della loro vita sugli scaffali del supermercato, alcuni prodotti avrebbero superato il limite di quasi 50 volte e altri addirittura di 100 volte.

Tuttavia, secondo lo studioso il problema non sarebbe urgente, ma bisognerebbe comunque iniziare a lavorare su un modo per differenziare i materiali utilizzati nella creazione delle confezioni.

Lui stesso rigetta l’idea di utilizzare veri alberi al posto di materiale riciclato perché porterebbe a un taglio su vasta scala di alberi se tutte le aziende alimentari decidessero di adottare questo metodo. Secondo lo scienziato ci sarebbe bisogno di soluzioni differenti, come la creazione di barriere speciali che non permettano alle sostanze di intaccare gli alimenti.

Nestlé, una delle più grandi aziende alimentari a livello mondiale, si dichiara estranea a questo problema in quanto da sempre fanno uso di una pellicola di plastica per alimenti che ricopre la confezione interamente. Ma può essere considerata sicura? Normalmente, le confezioni create con materiali riciclati si distinguono per la colorazione grigia al loro interno, mentre quelle create con altri materiali è solitamente bianca.

Precisamente, quali sono le sostanze da temere? I principali risultano essere gli olii minerali artificiali che sono derivati del petrolio greggio e vengono rilevati in una vasta gamma di prodotti come benzina, imballaggi di plastica, polistirolo, carta cerata e inchiostro.

La prima contaminazione dell’organismo può avvenire già da molto piccoli: se il corpo della mamma è contaminato da tali sostanze, attraverso l’allattamento queste vengono trasmesse anche al piccolo. In ogni caso, le sostanze sono riconosciute per essere presenti molto spesso all’interno dell’organismo degli esseri umani e vanno ad accumularsi nel fegato, nelle valvole cardiache e nei linfonodi, ma solo un consumo continuo di queste sostanze in grande quantità può provocare danni alla salute.