Se c’è un problema che le giovani famiglie proprio non avranno, è quello dei troppi figli. E non solo, come si sarebbe portati a credere, per il controllo delle nascite, ma per l’infertilità. Una problematica in aumento sia tra gli uomini sia tra le donne.

A lanciare l’allarme segnalando un aumento di casi di infertilità sono i medici dell’Università Sapienza di Roma che con il Ministero della Salute hanno ideato un progetto, «Accademia della fertilità», per l’educazione alla salute riproduttiva della popolazione giovanile. D’altra parte i dati sono incontrovertibili: 350 milioni di nuovi casi di infezioni o problemi agli organi riproduttivi ogni anno, di cui 111 milioni appartengono a giovani con meno di 25 anni. Oggi il 15 per cento delle coppie che cerca di avere un bambino è sterile.

Tra i diversi fattori che causano questo incredibile aumento di coppie con problemi di fertilità, tipici dei nostri tempi, come l’obesità, i disturbi alimentari, il consumo di alcool, fumo e droghe, il doping usato nelle palestre, ma anche l’inquinamento. Tra le donne – sicuramente molte lettrici l’avranno notato – sono in aumento problemi come l’endometriosi e le diverse forme di alterazioni tubariche, le malattie infiammatorie, i fibromi, i disturbi dell’ovulazione.

Da qui l’idea di promuovere degli incontri per fornire informazioni, in una sfera – quella sessuale – che rischia spesso di essere oggetto di una rimozione psicologica delle persone che ne soffrono e può tracimare a comportamenti devastanti, come l’abuso di farmaci, oppure i viaggi della speranza in cliniche compiacenti e truffaldine che promettono miracoli senza un’adeguata analisi dei problemi.

Per non parlare degli effetti sociali di una statistica del genere, con le richieste sempre più forti sia della fecondazione assistita – che si scontra con alcuni limiti della legge italiana – sia dell’affido e dell’adozione di minori, che invece comporta sacrifici e un percorso durissimo per gli aspiranti genitori.

Insomma, educazione e prevenzione (il 18 giugno saranno distribuiti questionari sulle abitudini e lo stile di vita della popolazione studentesca, e sarà molto interessante leggerne i risultati) sono ancora elementi indispensabili in una società che sarebbe teoricamente iper-informata, ma alla prova dei fatti non lo è.

Fonte: UniRoma