Sessodipendenza: se ne spiegano sempre i motivi, le probabili soluzioni, ma mai l’effettiva diffusione. Si è incolpata la facilità con cui il sesso può essere trovato in Rete, grazie alla pornografia online ad accesso libero, la carenza di un’intimità di qualità all’interno della coppia e lo stress quotidiano che indurrebbe a ritrovar nell’erotismo pace dalla solita routine. Ma oggi se ne conoscono i confini: ben il 5% della popolazione ne sarebbe affetto.

Un fenomeno che sta preoccupando particolarmente gli Stati Uniti, dove la sessodipendenza è stata classificata come una vera e propria epidemia, una “sexual addiction epidemy”, con 9 milioni di americani affetti dal disturbo. Una ricerca di sesso compulsivo e sfrenato, che non si placa dopo l’orgasmo ma che, anzi, aumenta a ogni singolo rapporto consumato. Un vero dramma che solleva anche importanti questioni sociali e lavorative, perché chi soffre della sindrome tende a mettere in secondo piano lavoro, famiglia e amicizie.

Secondo la Society for the Advancement of Sexual Health, il 5% dei sessodipendenti è per la maggior parte di sesso maschile, con un’età compresa tra i 40 e i 50 anni, ma pare stiano aumentando in modo vertiginoso anche i casi tra gli adolescenti e le donne. Il fenomeno pare essere esploso di pari passo con la pornografia online: il Web ha evitato lo spauracchio dell’imbarazzo di doversi recare in edicola o in negozi per adulti, aprendo un mondo di infinite possibilità dove la masturbazione diventa regina. Ma quando l’autoerotismo non basta più, data la continua sovraesposizione all’eccitazione sessuale, si iniziano a cercare partner occasionali fino ad arrivare a consumare anche 15 rapporti sessuali in un sol giorno.

La patologia psicologica, stando ai dati rilevati, rischia tuttavia di essere pericolosamente funesta per le donne. Colpa anche dello stigma sociale ingiustificato, che permette agli {#uomini} di confessare e ostentare una condotta sessuale libertina, il genere rosa è restio a chiedere aiuto. Sono pochissime, infatti, le donne che si rivolgono a medici e psicoterapeuti per uscire da questo tunnel di dipendenza, mentre il percorso di guarigione pare essere più motivato, e motivante, per gli uomini. Lo confermano anche alcune testimonianze, come quella di Valerie, una sex-addict finita sulle pagine di Newsweek per aver rinunciato a tutto, compreso lavoro e marito, per il sesso:

«Avevo toccato il fondo, ero totalmente fuori controllo. Facevo sesso selvaggio nei bagni dei fast-food, con i subordinati, i colleghi e con perfetti sconosciuti. Mi facevo anche pagare solo per il brivido che tale atto illecito mi procurava. Dopo aver tentato il suicidio con un’overdose di medicinali, ho deciso di curarmi.»

Fonte: Society for the Advancement of Sexual Health, Corriere della sera