Elenco di cose da mettere nello zainetto del bambino nei primi giorni di scuola o asilo: il grembiulino, il materiale didattico, una merendina salutare e un cellulare. Già, avete letto bene: pare che la pediatria non consideri negativamente la possibilità di lasciare anche a un piccolo di tre anni un telefonino.

Questo almeno è il parere di Italo Farnetani, pediatra e docente, che alle agenzie ha rilasciato alcune considerazioni certamente originali rispetto alla consueta condanna senza appello degli esperti in merito ai cellulari in tenera età. Il principio è semplice: un tempo per tranquillizzare i {#bambini} (e le maestre) si lasciava il numero dell’ufficio, per qualunque evenienza. Oggi il contatto bambino-genitore si può stabilire direttamente col cellulare. Nuovi metodi per bisogni antichi.

“Per una volta il dispositivo può essere davvero utile per far sentire una certa continuità con la casa e la famiglia. (…) A 3 anni il bambino ha bisogno di socializzare con i coetanei, e dunque è un bene che inizi la scuola. Anzi, sono convinto che la frequenza dovrebbe diventare obbligatoria proprio da questa età. Il telefonino nello zainetto tranquillizzerà anche le mamme più in ansia.”

Alcuni genitori dubiteranno, legittimamente, della reale efficacia di questo stratagemma: il cellulare inteso come cordone ombelicale tecnologico mamma-bambino aiuta l’inserimento graduale oppure lo ritarda? Sostiene la fiducia del piccolo oppure ne mina la capacità di integrazione con gli altri?

In attesa del vostro parere, qui nei commenti, e della vostra esperienza, c’è il parere degli esperti, compreso Farnetani, secondo i quali esiste un limite temporale oltre il quale la mancata integrazione è un problema: un mese di tempo. Generalmente, nelle prime due settimane è perfettamente normale che il distacco dai genitori sia traumatico, ma se dopo un mese non si nota alcun passo avanti può darsi si debba intervenire. Magari più su mamma e papà che non sui piccoli.

“Il fatto di avere dei genitori che vivono il passaggio alla materna con ansia, o che non sono d’accordo fra loro su questa scelta, contribuirà a rendere il passaggio più difficile per il bambino. Dunque è importante sapere che, in questo modo si fa solo il suo bene e si risponde a una sua precisa esigenza.”

Fonte: AdnKronos