La piscina è la patria dello sport completo per eccellenza, in grado più e meglio di molti altri di regalarci benessere e salute. Ma in quel luogo “magico” i rischi sono tutt’altro che pochi. Non si contano di certo sulle dita di una mano le patologie in cui si può incombere immergendoci in acqua, ma anche camminando su certe superfici. A dirlo è uno studio diffuso dall’Istituto Superiore di Sanità e messo a punto da Lucia Bonadonna, Giancarlo Donati e Rossella Briancesco del Dipartimento Ambiente e Prevenzione Primaria dell’Istituto.

Dal documento emerge l’enorme importanza del rispetto delle norme di comportamento da parte degli utenti della piscina, tra cui quelle che prevedono l’uso di scarpe idonee e dell’immancabile cuffia, oltre alla doccia prima di entrare in vasca. Fondamentale anche il controllo periodico dell’impianto, in particolare dei parametri microbiologici e chimico-fisici dell’acqua. Da qui si viene a conoscenza di dati essenziali come la concentrazione di cloro residuo, il pH e la torbidità. Non da meno sono il monitoraggio del sistema di ricircolo e la pulizia dei filtri.

Occhio alla temperatura dell’acqua. Sono tante le persone che in piscina la vorrebbero un po’ più alta, così da nuotare in un ambiente più gradevole. Ma è un errore. Quei gradi in meno sono necessari per limitare la presenza di microrganismi nocivi per la salute. Causa di non pochi problemi sono anche le nostre secrezioni, nasali e non, portatrici di possibili affezioni cutanee, auricolari e delle vie respiratorie. Fondamentale, in questo, il controlavaggio dei filtri.

L’uso della cuffia, ma anche la doccia preliminare, sono importanti per ridurre il rilascio di stafilococchi in acqua. Ma non basta. è necessario che chi gestisce l’impianto abbia cura anche di pavimenti e pareti. Proprio da lì provengono le cause maggiori di infezioni cutanee e delle mucose. Così si può mettere KO anche il famoso granuloma dei nuotatori, ma anche funghi e lieviti. Eppure situazioni più che sgradevoli possono capitare anche se i controlli di routine sono accurati e costanti. Non solo verruche e salmonella: in piscina ci sono organismi in grado di sfuggire all’intervento umano, capaci di provocare congiuntiviti e faringiti, ma anche malattie a carattere gastroenterico ed epatite A. In teoria, però, una bassa concentrazione di cloro residuo (0,4 milligrammi al litro) dovrebbe bastare per risolvere la cosa, anche se il suo effetto rischia di venire annullato da fenomeni di agglomerazione delle sostanze organiche.

Via libera alla chimica, quindi? No, grazie. Anche con i disinfettanti occorre un certo senso della misura, perché paradossalmente possono addirittura nuocere alla salute. Quelli a base di cloro formano composti volatili che vengono respirati dai nuotatori. La loro concentrazione nell’aria varia a seconda della ventilazione e della temperatura dell’acqua. In un ambiente circoscritto come la piscina coperta, la percentuale di cloroformio, dal noto effetto cancerogeno, può raggiungere anche valori elevati.

Cloro: da amico a nemico della salute? Sì, non è da escludere. Se inalata a lungo, una concentrazione eccessiva può rivelarsi tossica. È il caso degli agonisti, ma anche del personale delle piscine o dei bambini, più a rischio degli adulti a causa del loro peso corporeo inferiore. Si sono registrati anche casi di erosione dentale dello smalto. Ma in realtà a dover preoccupare è più che altro l’esposizione della pelle a questo elemento, più dell’inalazione stessa. Anche se è semplicemente respirando un’aria troppo satura di cloro che possiamo andare incontro a ipersensibilità o asma, oltre a irritazioni agli occhi e alla pelle stessa. Non è di certo un caso se negli Stati Uniti esistono sistemi di trattamento dell’acqua con ozono. Così si possono alleviare i problemi respiratori denunciati dai frequentatori abituali delle piscine, ma anche da allenatori e atleti.