Frequenta la scuola materna o la primaria, eppure non partecipa mai alle feste di compleanno, esce poco di casa, non osa mangiare nulla che non conosca già e comunque non senza il parere della mamma. La vita difficile di un bambino con un’allergia alimentare è quanto emerge da una ricerca presentata al Meeting europeo sulle allergie (Eaac).

L’azienda ospedaliera dell’università di Padova ha condotto uno studio sul comportamento di 107 bambini (divisi in due fasce: 0-5 anni e 6-11 anni) e loro mamme, seguendo i loro stili di vita condizionati dall’insorgenza di allergie alimentari.

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I risultati mostrano la straordinaria difficoltà di inserimento nella vita sociale, nella scuola, sia per il problema di salute, oggettivo, che per la troppa ansia delle madri, terrorizzate dalla possibilità di uno shock anafilattico al punto di isolare i loro pargoli.

I dati non lasciano spazio all’immaginazione: il 71% dei piccoli ritiene la propria dieta noiosa, il 23% non ha voglia di assaggiare nuovi cibi per una diffidenza introiettata dall’ansia dei genitori. Un bambino allergico su cinque non partecipa mai alle feste, uno su quattro porta sempre con sé alimenti da casa, uno su dieci non fa sport.

Gli psicologici riuniti al meeting hanno sottolineato come un ambiente ideale per correggere questo potenziale isolamento del bambino sia la scuola, ma è proprio lì, paradossalmente, che il bambino allergico rischia di più: un caso di allergia grave su tre, in Italia, si verifica nelle scuole. Il motivo le mamme lo conoscono bene: il personale educativo e delle mense non è formato per affrontare questo particolare problema.

Nonostante tutte queste problematiche, la direttrice della ricerca, Maria Antonella Muraro, lancia un allarme: attenzione alla solitudine dei vostri bambini.

“Un’atmosfera di continuo allarme non favorisce certo la possibilità di crescere e vivere le normali esperienze di vita, al pari dei loro coetanei. Un atteggiamento rinunciatario può rivelarsi deleterio per la salute fisica e psicologica dei bambini solitari che talvolta possono sviluppare disturbi dell’alimentazione o diventare eccessivamente diffidenti e paurosi.”