I social network negli ultimi anni si sono diffusi massicciamente e spesso si traducono in un nuovo modo per far incontrare e conoscere le persone, ma in tal senso si dimenticano le sensazioni reali che si provano quando si conosce qualcuno “alla vecchia maniera”, cioè in maniera casuale.

Magari ci sono molti quarantenni che credono sia difficile conoscere gente nuova, i social network e i siti per gli incontri online sembrano a volte l’ultima possibilità per incontrare persone che possano accompagnarli in un’esperienza d’amicizia o d’amore duratura e reale. Ma non è così, inevitabilmente il virtuale deforma la realtà, ma non può essere per sempre, ci si nasconde dietro un’impressione effimera non può continuare a lungo.

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Secondo la studiosa statunitense Sherry Turkle, i social network fanno sentire le persone sole, alienate e insoddisfatte della vita. Se ne parla in un libro, “Alone together”, cioè “Soli insieme”, che spiega come le nuove tecnologie, anziché avvicinare gli esseri umani spesso distanti fisicamente, non portano a delle relazioni personali più strette.

Come Facebook, ad esempio: aggiornare lo stato farebbe sì che le persone si sentano sole, se sentono il bisogno di affidare a una macchina i propri sentimenti.

La solitudine, si sa, non è qualcosa che ha a che vedere con la presenza di gente: possiamo sentirci soli anche in una folla e anche se Internet ci porta a provare empatia per qualcuno, la cosa resta circoscritta a uno schermo: si è ben lontani da una relazione intensa e vera come quella reale.

La Turkle, intervistata da SKY News, ha raccontato:

“In questi giorni, incerti nelle nostre relazioni e ansiosi sulla nostra intimità, vediamo la tecnologia come un modo per entrare nelle relazioni e proteggerci da esse al tempo stesso.”

Come se le relazioni facessero tanta paura da doverci proteggere da esse, magari facendo vedere quello che non siamo: trincerandosi dietro uno schermo ci si vaccina contro il dolore, ma così scordiamo che il dolore rende fa umani e senza di questo non ci può essere il contrario, la gioia.