Le rubriche della posta del cuore di magazine e quotidiani sono sempre piene di lettere ed email di persone che si interrogano sull’eterno quesito:

“mi sono innamorato del mio migliore amico: e adesso che cosa accadrà?”.

Non c’è niente di più normale, nell’ordine delle cose, che scoprirsi innamorati della persona che più abbiamo vicino. Quella persona che ci conosce più intimamente di noi stessi, che sa con esattezza cosa ci piace e cosa no, che ci sopporta con pazienza quando abbiamo dei momenti bui. Di solito troviamo nel nostro miglior amico qualcosa che il partner non ci dà.

Ma cosa succede quando ci si innamora del proprio migliore amico? La paura più grande è che il rapporto possa essere irrimediabilmente compromesso, perché è vero che se si guadagna un fidanzato è pur vero che si perde un amico.  Eppure il più delle volte questo genere di situazione è destinato al lieto fine. O almeno così ci insegna Hollywood.

Per tutti la bibbia di questo fenomeno è il film “Harry ti presento Sally” con Meg Ryan e Billy Crystal. I due si incontrano casualmente per anni, si odiano, frequentano altre persone e alla fine diventano amici. Poi però finiscono a letto e la cosa prende una brutta piega fino all’inevitabile happy end. Per tutto il film, la naïveté femminile di Meg Ryan si scontra con il cinismo maschile di Billy Crystal, convinto assertore che

“nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente perché vuole sempre portarsela a letto”.

La pellicola ha avuto talmente successo da essere citata ufficialmente negli studi medici. Come riposta il sito del Corriere della Sera, un gruppo di psicologi dell’università di Hannover ha condotto nel 2008 un’indagine su un campione di uomini e donne per dimostrare che un uomo su quattro desiderava un rapporto più profondo, in senso affettivo e sessuale, con la propria migliore amica. Opinione condivisa anche dall’11 per cento delle donne intervistate. Gli psicologi di Hannover hanno coniato il termine di “sindrome da Harry ti presento Sally“.

Il tema ha sempre avuto un notevole appeal al cinema. Ne “Il matrimonio del mio miglior amico“, Julia Roberts e il suo migliore amico dai tempi del college si sono ripromessi di sposarsi se prima di aver compiuto 28 anni non avessero trovato nessun altro. Alla vigilia della fatidica data, lui la invita al suo matrimonio con la tenera Cameron Diaz, che la prende tanto a ben volere da volerla come damigella d’onore alle nozze. La Roberts scopre in extremis che quello che aveva sempre considerato un amico è in realtà l’unico uomo della sua vita ed e farà di tutto per impedirgli di sposarsi con l’altra donna

Hollywood ha sfornato anche la variante “il matrimonio della mia migliore amica”. In “Un amore di testimone“, l’affascinante Patrick Dempsey – il dottor Stranamore della serie medica “{#Grey’s anatomy}” – rimane folgorato quando scopre che la sua migliore amica, l’unica donna che gli abbia mai resistito e per questo assolutamente speciale, sta per sposarsi con un nobile scozzese che la porterà a vivere nel castello avito in mezzo alle nebbie e alle cornamuse. Pur di starle accanto, Demspey finisce per farle da “damigello d’onore” fino a quando la verità salterà fuori e così l’inevitabile happy end.

Una versione meno romantica ma sicuramente più attuale – qualcosa tipo “l’amore ai tempi della precarità” – è quella proposta dal regista di “Clerks“. In “Zack & Miri – amore al primo sesso” di Kevin Smith, i due protagonisti sono amici da anni e, navigando in cattive acque dal punto di vista economico, decidono di fare i soldi girando un porno amatoriale. Provate a indovinare come andrà a finire.

Se invece cercate una storia più drammatica, Hollywood vi accontenta anche in questo. In “One Day“, la fidanzatina d’America Anne Hathaway recita nel ruolo dell’inglese Emma, per la quale passeranno venti anni prima che possa coronare il proprio sogno d’amore con il suo migliore amico. Ma il caso si metterà di mezzo e il lieto fino non è per niente scontato. Il film non è ancora uscito in Italia ma nell’attesa potete leggere l’omonimo romanzo di David Nicholls da cui è tratto, caso editoriale del 2010.