È stata una giornata d’inferno quella vissuta ieri da una famiglia di Roma. Una corsa in ambulanza, infatti, si è trasformata in una vera e propria gara a ostacoli a causa di un inedito nemico: i fedeli accorsi alla beatificazione di Giovanni Paolo II.

Tutto ha inizio la notte di sabato, quando è venuto alla luce un bambino presso la clinica Villa San Pietro. Il tempo di effettuare le analisi di routine e la corsa contro il tempo: il piccolo è affetto da una malformazione e deve essere urgentemente trasportato all’ospedale Bambin Gesù per un intervento d’urgenza salvavita. L’ambulanza, data la carenza di un percorso alternativo tracciato dalle autorità, si ritrova però imbottigliata nel mare di pellegrini accorsi a Roma per la beatificazione del Papa.

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Il viaggio si trasforma quindi in un incubo, perché i fedeli non sembrano voler collaborare per aprire un varco di passaggio all’ambulanza nonostante le sirene spiegate. C’è chi si lamenta, chi si sposta a stento e, addirittura, chi decide di prendere a calci l’automezzo, perché disturbato durante il giorno di festa per Karol Woytjla. La situazione è stata risolta dopo circa 10 minuti, un tempo elevatissimo considerata l’emergenza sanitaria, quando finalmente i volontari della Protezione Civile e la Polizia Municipale sono riusciti a convincere i credenti a lasciar passare l’ambulanza.

I famigliari del neonato si sono detti scioccati per questa situazione, non tanto per il percorso obbligato seguito dall’ambulanza, quanto per il comportamento di turisti e concittadini:

“È stata una situazione assurda e pericolosa. Non ce l’abbiamo con i medici e con l’autista dell’ambulanza, hanno fatto il massimo e pure di più. Ma non capiamo perché ci hanno fatto passare di lì, proprio nel cuore del caos. E siamo rimasti scioccati dal comportamento di alcuni pellegrini, più preoccupati dal fastidio causato dalla sirena che dalla reale emergenza sanitaria” […] Per dieci minuti siamo rimasti bloccati, non andavamo né avanti, né indietro, ma in casi come questi ogni attimo è prezioso. Temevamo di non arrivare al Bambino Gesù, l’ambulanza a un certo punto ha spento proprio il motore. Solo grazie al coraggio di alcuni volontari della protezione civile che sono accorsi e degli agenti della polizia municipale alla fine di un’attesa che a noi è apparsa eterna siamo riusciti a passare. Ma perché nessuno ha modificato il percorso o quanto meno perché non sono state lasciate aree di passaggio per le ambulanze?”.

Fonte: Il Messaggero