La sua storia aveva commosso il mondo ed era diventata il simbolo della lotta alla repressione in Siria, soprattutto in seguito al suo arresto lo scorso 8 giugno. Ma la notizia di oggi è che non c’è stata nessuna carcerazione perché lei, Amina Arraf, la blogger siriana autrice di “A Gay Girl in Damascus” non è mai esistita, se non nella fantasia di Tom MacMaster, americano residente a Edimburgo, e vero artefice dei post del blog.

I primi sospetti sulla falsa identità della blogger sono sorti proprio in seguito al suo presunto sequestro, quando Jelena Lecic, una donna di origine croata residente da tempo a Londra, ha riconosciuto il proprio volto nella foto che ha fatto il giro del mondo e che si credeva ritraesse Amina.

“Prego perché Amina sia viva e torni a casa ma voglio chiarire una volta per tutte che non sono lei”.

A quanto pare la foto di Jalena è stata prelevata dal suo profilo Facebook e utilizzata a sua insaputa.

Sono bastate poche ricerche da parte degli internauti per arrivare a scoprire che dietro alla Arraf si nascondeva in realtà MacMaster che, messo alle strette, si è visto costretto a pubblicare un post in cui rivelava la sua vera identità. L’imbroglio dell’uomo ha scatenato le ire dei blogger siriani che da anni combattono il regime siriano facendo forza sul potere di divulgazione del Web.