Era da diverse settimane che il gruppo attivista Femen (presente ormai in molte nazioni europee e non), era preoccupato per l’incolumità di Amina Tyler, la ragazza minacciata dall’Imam Adel Almi, predicatore integralista, per essersi mostrata, come tante sue “compagne” a seno nudo. Un gesto segno di ribellione per la cultura della sua nazione: a suo parere (e come biasimarla), maschilista e poco rispettosa dei diritti civili delle donne.

Esattamente 24 ore fa la ragazza è stata arrestata per essersi denudata davanti alla moschea Okba Ibn Nafaa, a Kairouan. L’arresto è avvenuto  mentre Amina protestava a seno nudo, con la camicia aperta, nella moschea dove decine di salafiti erano asserragliati.

Circondata da uomini farneticanti, la femen si era recata alla moschea per sfidarli, mentre erano alle prese con gli ormai consueti tafferugli tra i salafiti e la polizia.

Alcuni abitanti della città hanno però deciso di denunciare la ragazza, già al centro di polemiche per quellle foto sul suo blog a seno nudo per protesta contro gli attacchi alla condizione femminile. Amina, stavolta con capelli cortissimi biondi, già nota per le sue foto provocatorie postate in Facebook, è stata caricata su un cellulare tra gli insulti dei presenti.

La situazione è precipitata poi nelle ultime ore: i militanti si sono scontrati con violenza con le forze di polizia. In centinaia, armati di coltelli, pietre e molotov, si erano rifugiati in varie zone dopo essere stati cacciati dal centro. La polizia per contrastarli ha usato lacrimogeni, proiettili di gomma e blindati: il bilancio è di un morto, 15 feriti e alcune decine di arresti in tutto il Paese, compreso anche un portavoce del movimento.

Il primo ministro tunisino Ali Larayedh ha definito il gruppo “terrorista” e ha addossato ai suoi militanti la responsabilità delle violenze: “Ansar Ashariaa è un’organizzazione illegale che sfida e provoca l’autorità dello Stato”, ha dichiarato alla televisione pubblica.