Amniocentesi e antibiotici. Ecco un binomio di successo per ridurre i rischi di questo esame invasivo effettuato in gravidanza. E se da un lato il Ministero della Salute ha da poco deciso di garantire gli screening prenatali di questo tipo solo per le donne in attesa effettivamente a rischio, dall’altro lato pare che l’uso di tali farmaci possa realmente rendere l’esame meno pericoloso per il feto.

Gli antibiotici possono essere considerati salva bebè? A quanto pare si, infatti l’assunzione di questi medicinali prima dell’amniocentesi contrasta i batteri che colonizzano le vie genitali femminili, responsabili di infezioni durante il prelievo del liquido amniotico e spesso della conseguente rottura del sacco in cui è contenuto il bambino.

Nei reparti di ostetricia il numero di donne ricoverate per complicanze dell’amniocentesi si è nel corso degli anni notevolmente ridotto. In passato il rischio di aborto era dell’1% ed è sceso progressivamente allo 0,3-0,5%, da un aborto su cento si è cioè passati a meno di un aborto su mille.

Questo è quanto ha affermato il direttore dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Cannizzaro di Catania, responsabile di uno studio che ha analizzato i benefici di una terapia antibiotica precedente all’amniocentesi. Ovviamente questi medicinali, che un numero sempre maggiore di donne sta assumendo prima dell’esame, non sono assolutamente dannosi per il feto.

Questa scoperta arriva proprio nel bel mezzo di una polemica inerente l’abuso di antibiotici in Italia, spesso utilizzati anche per patologie curabili in altro modo. È degli ultimi mesi, inoltre, la scoperta di un nuovo test del DNA che in futuro potrà soppiantare gli screeening prenatali invasivi, tra i quali anche la villocentesi. È tuttavia chiaro che, finché questo esame non sarà diffuso su vasta scala, qualsiasi aiuto nella riduzione dei rischi di aborto dovuti al prelievo di liquido amniotico può considerarsi un successo.