Il matrimonio e l’amore sono o dovrebbero essere l’uno il complemento dell’altro, ovvero il secondo il corollario del primo.

I pareri sono diversi. Alcuni sostengono che per essere felici non è necessario il ”pezzo di carta”, soprattutto se già prima del matrimonio nasce un bambino, se si ha già una casa e si è già molto felici e soddisfatti senza ufficializzare un amore già completo. La convivenza è vista come una situazione appagante, consacrata dalla presenza di un figlio.

Molti studi, invece, segnalano che il matrimonio viene visto anche dagli innamorati come un suggello ad un rapporto per tutta la vita, che dà più sicurezza della convivenza non solo per quanto riguarda i sentimenti e il benessere dei figli in una famiglia legittima, ma anche sul piano pratico. Risulta, infatti, da studi recenti, che le coppie conviventi, indipendentemente dal reddito, hanno maggiori possibilità di separarsi entro i cinque anni di vita del loro bambino, rispetto a quelle sposate.

Ma parliamo anche del comportamento dei bambini nati al di fuori del matrimonio. Se i genitori annunciano l’intenzione di sposarsi, i bambini reagiscono con grande entusiasmo alla notizia, forse perché si sentono più sicuri che mamma e papà staranno insieme per sempre e vedono una maggiore solidità nel rapporti dei loro genitori. Anche se purtroppo, su questo piano, non esistono sicurezze.

Talvolta, bastano motivi anche banali per far naufragare un grande amore, ufficializzato oppure no.

Per quanto riguarda diritti e doveri, la situazione cambia per la coppia convivente rispetto a quella unita in matrimonio. Se il figlio viene riconosciuto dal padre, i diritti valgono in entrambi i casi. Infatti, a prescindere dalla legittimazione del matrimonio, la Costituzione italiana, all’articolo 30, stabilisce il dovere e il diritto dei genitori a mantenere, educare e istruire i figli anche se nati fiori dal matrimonio.

La legge assicura ai figli nati fuori fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e socialmente compatibile con i diritti della famiglia legittima e inoltre detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità. All’articolo 147 del Codice civile precisa che il matrimonio impone a entrambi i genitori il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli in base alle capacità, all’inclinazione naturale e alle aspirazioni dei figli.