Alla fine i risultati dell’autopsia sono arrivati e hanno confermato ciò che il padre di Amy Winehouse sosteneva da tempo: abuso di alcolici assunti a seguito di una lunga astinenza.

Il tasso alcolemico nel sangue era superiore di 4-5 volte al limite consentito per la guida, Amy aveva 416mg di alcol per 100ml di sangue la notte in cui è deceduta. Il limite consentito è di 80mg, quindi il 23 luglio Amy spirò per morte accidentale. Questo risultato fuga ogni dubbio riguardo alle illazioni su un’overdose di droga.

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La Winehouse impegnata da tempo a disintossicarsi dai vizi, era pulita da molto tempo. Spronata anche dall’amore e dall’ultimatum impostole dal compagno Reg Traviss, aveva abbandonato il consumo di stupefacenti.

Ma quella notte era ricaduta nell’abuso di alcolici fino all’esagerazione, una condizione troppo stressante per il suo fragile e piccolo corpo costretto a continui “stop & go”. Amy, che non beveva da un mese, quella notte fatale aveva ingerito due bottiglie di vodka grandi e una piccola, sottoponendo se stessa ad una crisi fisica fortissima.

Il grande talento della Winehouse è rimasto immutato in tutti questi mesi, anzi la sua fama è accresciuta, nonostante il gossip forzato dei tabloid che la volevano morta per overdose da crack ed ecstasy. Teoria sempre allontana dalla famiglia e dal compagno Reg, che per tutto questo tempo di sono battuti per avvalorare questa teoria, confermata oggi dai risultati tossicologici.

Fonte: Repubblica